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Nasce la nuova Fiera del Levante. La nuova società che sarà “governata” da Bologna Fiere gestirà la Campionaria nei prossimi 60 anni, ieri dall’Emilia Romagna è arrivato l’ultimo ok. La Fiera non sarà più ente ma una società per azioni, sempre ieri la giunta della Camera di Commercio di Bari cha confermato i nomi alla guida del nuovo consiglio di amministrazione della società Fiera del Levante: Alessandro Ambrosi presidente (ma sarà contemporaneamente anche alla guida della Camera di Commercio di Bari) e al suo fianco Giuseppe Riccardi (rappresentante di Cna) e Marina Lalli (Confindustria). Seguiranno altri due nomi indicati da Bologna Fiere.\r\n\r\nIl piano prevede che la gestione sessantennale delle attività fieristiche baresi passi nelle mani di una newco controllata al 90 per cento dalla Camera di Commercio di Bari e per il restante 10 per cento da Bologna Fiere e dalle sue controllate (Ferrara Fiere e Sogecos Spa).\r\n\r\nL’opposizione all’attacco\r\n

“La Fiera del Levante non diventi la fiera del rossetto”. Con questa provocazione il consigliere comunale Filippo Melchiorre denuncia la “grave situazione” in cui versa la Fiera e sentenzia: “Vogliamo difendere la sua dignità come volano dell’economia del nostro territorio”.

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“Abbiamo appreso dalla stampa – ribadisce Sabino Mangano del Movimento 5 stelle – che il 12 dicembre sarà firmata la concessione di alcune aree della Fiera alla costituenda società tra Camera di Commercio (90% delle azioni) e Fiera di Bologna (10%), segno che, ancora una volta, i rappresentanti dei cittadini in Consiglio sono stati tenuti all’oscuro di decisioni importanti”.

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La polemica

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Oltre alla mancata trasparenza, i consiglieri Filippo Melchiorre, Pasquale Finocchio, Giuseppe Carrieri e Sabino Mangano denunciano alcune distinte problematiche relative alla nuova Fiera del Levante. Prima di tutto, l’illegittimità della firma sulla concessione da parte dell’attuale commissario della Fiera nominato nel marzo 2016 dal governatore Emiliano per un mandato di sei mesi, scaduto a settembre. “Come ho ricordato in una lettera del 23 settembre, rimasta senza risposta – spiega Giuseppe Carrieri – l’articolo 16 dello statuto della Fiera prevede espressamente che il commissariamento non superi i sei mesi”.

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In secondo luogo, i consiglieri di opposizione contestano la scelta della Fiera di Bologna come partner: “Una società fallimentare – prosegue Mangano – che sicuramente non potrà rilanciare la Fiera come Bari meriterebbe”. Il bilancio 2015 della Fiera di Bologna è stato chiuso, secondo notizie recenti, con una perdita di oltre nove milioni di euro e con il licenziamento di 120 dipendenti. Infine, i termini della concessione che affiderebbero per 60 anni la gestione della fiera alla suddetta società: “Un ricatto politico che vincola anche le future amministrazioni”.

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Le proposte

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“Questo è l’ennesimo pasticcio di Decaro e Emiliano – rilanciano i consiglieri  – ma noi non ci limitiamo a criticare, abbiamo anche delle proposte”. L’invito dell’opposizione, infatti, è di prendere come modello altre fiere italiane come la Fiera di Verona, gestita da una partecipata composta dalle istituzioni, le imprese e le banche locali. “Proponiamo che venga subito costituita una società mista tra Camera di Commercio, Unione industriali, banche locali, confagricoltura e Comune di Bari, con la consulenza della Fiera di Verona”.

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Per quanto riguarda la destinazione degli spazi e la scelta del programma delle manifestazioni fieristiche, l’invito è di far diventare la Fiera del Levante il punto di riferimento in Italia per la green economy e per le start up attive nel settore dell’ecosostenibilità.


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