Sherlock è tornato e con lui una manciata dei misteri di Arthur Conan Doyle, condensati nella puntata uno della stagione 4 della serie firmata BBC. Sherlock torna dopo una pausa che cinematograficamente dura soli quattro minuti ma che nella nostra realtà di fan accaniti è durata ben 3 anni.

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In questi anni, le due star del telefilm, Benedict Cumberbatch e Martin Freeman, sono diventate celebrità interplanetarie, personaggi della saga fantasy per eccellenza (ne lo Hobbit Freeman ha interpretato Bilbo, mentre Cumberbatch dà la voce al drago Smaug), eroi Marvel (Cumberbatch è il Dottor Strange) e protagonisti di una serie premiata dalla critica (Martin Freeman è l’indimenticato Lester Nygaard di Fargo), aumentando le aspetattive su questa ultima stagione in cantiere.

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Per la gioia delle Cumberbitches (le fan più accanite di Benedict), la fatidica ora è scoccata lo scorso lunedì e Sherlock è tornato immutato, strafatto come al solito (naturally high) e dalla parlantina fluentissima; purtroppo però, stavolta il carismatico investigatore non incanta come dovrebbe.

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Nella quarta stagione troviamo Sherlock esattamente dove lo avevamo lasciato: a bordo di un aereo e condannato all’esilio, inflittogli per aver ucciso Charles Augustus Magnussen il magnate dell’editoria che lo aveva battuto nella terza stagione della serie. Una volta eliminato questo super cattivo poco carismatico, i creatori della serie avevano deciso di fare marcia indietro e di richiamare la nemesi per eccellenza di Sherlock, Moriarty, nientemeno che dal mondo dei morti!

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Sherlock diventa così in questa quarta stagione, nuovamente, l’obbiettivo preferito della mente malvagiamente geniale del suo defunto arcinemico. Nonostante non ci siano dubbi, a sentire Sherlock, che Moriarty sia morto, il villain continua a perseguitare il detective dalla tomba, disseminando degli indizi che sembrano essere l’inzio di un’ennesima avventura adrenalinica. Sembrerebbero ma in realtà non sono; la puntata 4×01 è non è infatti collegata al più ampio mistero della ricomparsa di moriarty in apparenza, ma è solo una scusa per indulgere in sentimentalismi e allontanarci ancora dal mistero più incalzante.

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Seguono spoilers!

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La puntata de Le sei Thatcher, più che essere la declinazione moderna delle avventure dell’investigatore sembrano uno strano parallelismo tra la vita di John Watson e quella di dell’attore che lo ritrae, Martin Freeman. Proprio come Watson, Freeman si è trovato coinvolto negli ultimi tempi nella separazione dalla moglie, l’attrice Amanda Abbington, sua consorte anche sullo schermo, nella parte della Mary di Sherlock!

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Mary, la spia e assassina mercenaria dal passato burrascoso e misterioso, sembrava un personaggio consolidato nella routine investigativa di Sherlock e la naturale controparte femminile al duo maschile formato da investigatore e assistente. Sembra invece adesso, che esigenze extra narrative abbiano allontanato l’attrice dalla produzione, forzandola ad una prematura dipartita. Coincidenza o premeditazione che sia, l’addio di Mary dallo show è stata una mossa disperata e frettolosa più che uno sconvolgente colpo di scena.

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Quando il passato di Mary torna a tormentarla per un ultimo round di controspionaggio, la donna decide di scappare per non mettere in pericolo il marito e la figlia neonata. Sherlock, che ha giurato di proteggere la famigliola, si mette subito sulle sue tracce e non solo trova Mary, ma riesce anche a salvarla da un rocambolesco attacco e a trovarne il mandante. Purtroppo, però, quello che il geniale invesigatore non riesce a fare è prevedere la mossa finale del suo nuovo avversario, impersonato da una vecchietta irascibile. Sherlock si trova così sulla traiettoria di un proiettile destinato a lui ma miracolosamente intercettato da Mary. La spia e neo mamma muore tra le braccia di uno sconvolto Watson.

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La scena, ridicola di per sè, si inserisce in un episodio confuso e francamente noioso. La scelta di declinare la puntata in salsa action snatura l’essenza stessa del telefilm e non aggiunge nulla alla storyline, se non un rinunciabile plot twist.

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Nonostante l’inizio dimenticabile e i mille passi falsi di questo primo episodio, domani sera Netflix offre allo show di Moffat e Gatiss una chance di redimersi. Io e le altre cumberbitches saremo lì ad attenderli al varco.

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