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Un gesto di coraggio che ha salvato una vita. Una bella notizia da raccontare. Lo scorso 17 agosto Domenico, appassionato di pesca in apnea, aveva completato la prima immersione della giornata all’altezza di Bari Palese – direzione uscita B in via del Baraccone. “Dopo aver concluso la mia apnea – racconta Domenico – ho notato un altro sub che stava pescando le pelose”.

“Mi sono spogliato delle mie attrezzature – prosegue – e in quell’istante mi sono girato verso il mare e non ho più visto il sub che stava pescando. Ho pensato che se ne fosse andato. Guardando sempre il mare – però – ho notato sulla mia sinistra due cose che galleggiavano. Ho pensato subito che fosse un tronco ma poi mi sono incuriosito e mi sono avvicinato”. A quel punto Domenico si è reso conto che si trattava di due pinne e del corpo di un uomo che saliva e scendeva dall’acqua.

“Mi sono buttato immediatamente in acqua e quando sono arrivato vicino al corpo ho visto che era il sub di prima con le mani congiunte al petto, la testa immersa nell’acqua con ancora la maschera e il boccaglio e il colore del volto grigio livido”. Domenico ha pensato subito che fosse morto: aveva la maschera inondata di acqua e sangue.

“L’ho preso subito dai piedi e l’ho trascinato a riva. Ho chiesto aiuto. Poi ho cercato di sollevarlo dalle spalle e di poggiarlo sugli scogli. Ho capito che era vivo perché – scivolatomi – ha preso una piccola botta che gli ha fatto scuotere la testa. Gli ho toto subito la maschera e il boccaglio e immediatamente dal naso, dalla bocca e dalle orecchie è fuoriuscita schiuma bianca”.

Nel frattempo, sono arrivati due uomini che lo hanno aiutato a trasportare il malcapitato sulla battigia. Domenico gli ha praticato un massaggio cardiaco, al decimo tentativo, l’uomo ha aperto gli occhi. A breve sono arrivati i soccorsi e il sub è stato trasportato al pronto soccorso.

“Verso le 21,30 ho ricevuto una telefonata da un ragazzo che mi ha chiesto se fossi il signor Mimmo e mi detto che lui era il figlio dell’uomo che avevo salvato. Mi dice che il padre era ricoverato al San Paolo nel reparto di Rianimazione. Lo ringrazio per la telefonata e gli chiedo di aggiornarmi circa le condizioni del padre”.

Dopo una settimana l’uomo è stato dimesso. Il primo desiderio che ha espresso, è stata quella di incontrare chi gli ha salvato la vita, il suo angelo custode, come lo avrebbe poi definito. “E’ stata una grande emozione incontrarlo, anche lui era commosso. Sono felice – conclude Domenico – felice che Dio mi abbia dato la forza di salvarlo”.

 

 

 

 


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