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Con un comunicato ufficiale, la Juve è tornata a parlare dell’inchiesta della Procura di Torino e della conseguente indagine della Procura della Federcalcio, relativa alle presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta nella curva dei suoi tifosi. La reazione del Club è stata durissima. La nota integrale, inesorabilmente, riporta: “Juventus Football Club e il Presidente Andrea Agnelli, alla luce di alcuni articoli pubblicati in questi giorni, comunicano di aver affidato ai legali la tutela della propria onorabilità e rispettabilità. Si precisa che la Procura della Repubblica di Torino ha avviato, e recentemente concluso, un’indagine su alcune famiglie ritenute appartenenti alla ‘ndrangheta alle quali si contestano oltre a reati contro persone e patrimonio, anche il tentativo di infiltrazione in alcune attività di Juventus Football Club.  Si ricorda inoltre che nessun dipendente o tesserato è stato indagato in sede penale. Si precisa altresì che, nel pieno rispetto delle indagini e degli inquirenti, la società ha sempre collaborato mantenendo uno stretto riserbo a tutela del segreto istruttorio. Per quanto attiene alla giustizia sportiva, la società ha già dimostrato fattivamente la propria disponibilità a collaborare”

Ebbene, il fatto che dipendenti e tesserati della Juventus non siano più presenti nell’elenco degli indagati in sede penale, per la vicenda, esclude ogni ipotesi di ulteriore sviluppo davanti alla giustizia ordinaria. Analizzate le prove, i magistrati hanno stabilito che il Club non ha avuto un ruolo attivo nel presunto coinvolgimento della cosca nella gestione dei biglietti, che consentiva ricavi per decine di migliaia di euro.

Per quanto concerne la giustizia sportiva, se fossero confermati, i contatti con i gruppi ultras per mantenere la pace all’interno dello stadio si potrebbe ravvisare una violazione dell’articolo 12 del Codice di Giustizia Sportiva, nella parte in cui si regolamenta la correttezza delle procedure nella distribuzione dei biglietti.

Il comma 1 del citato articolo sancisce infatti che «Alle società è fatto divieto di contribuire, con interventi finanziari o con altre utilità, alla costituzione e al mantenimento di gruppi, organizzati e non, di propri sostenitori»

Tuttavia, visti i risultati dell’inchiesta penale, è chiaro come questo comma non sia stato violato. Infatti, più volte, la Procura torinese ha evidenziato che per ogni biglietto della Juventus è stato sempre pagato il prezzo nominale, ovvero l’importo indicato sullo stesso biglietto.. In termini pratici, se Il club bianconero non ha mai finanziato i singoli tifosi e i suoi gruppi di sostenitori, non ha violato il comma 1.

Al contrario, dall’analisi, emerge la violazione del comma 2 del articolo 12, a proposito dell’inosservanza delle regole sulla distribuzione dei biglietti.

Quest’ultimo comma, infatti, prevede che le società siano «tenute all’osservanza delle norme e delle disposizioni emanate dalle pubbliche autorità in materia di distribuzione al pubblico di biglietti di ingresso, nonché di ogni altra disposizione di pubblica sicurezza relativa alle gare da esse organizzate.»

Tra le disposizioni utili è opportuno menzionare il decreto-legge 8 febbraio 2007, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2007, n. 41. Orbene, la stessa prevede «il divieto di vendita di più di 4 biglietti alla stessa persona (…) e l’obbligo di esibizione il documento d’identità, all’atto della verifica, per l’accedere allo stadio» È chiaro, quindi, che si tratti di una violazione regolamentare di poco conto, punibile con una semplice ammenda.

In ogni caso, senza lasciare spazio a ulteriori voci di popolo, è doveroso rilevare che la Procura sta ultimando le sue indagini e che la stessa proporrà le sue ipotesi al Giudice Federale competente. Con ogni probabilità, si assisterà all’istaurazione di un processo sportivo e, tenendo conto dei precedenti nei quali si è sempre giunti ad un’ammenda, il Giudice deciderà come meglio sanzionare la Juventus.

Finalmente, la confusione e la speculazione venutasi a creare in questi mesi subiranno una doverosa interruzione.


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