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Una donna che viva in Emilia Romagna o in Lombardia e sia portatrice della mutazione genetica BRCA1 o BRCA2 oggi può ricorrere allo screening serrato gratuito per la diagnosi precoce e la prevenzione dell’insorgenza del tumore al seno. Se vivesse in Puglia dovrebbe invece pagare ticket costosissimi per sottoporsi ad esami che potrebbero salvarle la vita. Le donne portatrici di tali mutazioni – la stessa che portò Angelina Jolie a decidere di effettuare una mastectomia preventiva e che colpisce 1-5 donne ogni 10mila – hanno infatti il 60% di probabilità di sviluppare un cancro al seno e il 40% di probabilità di sviluppare un tumore alle ovaie. Al punto che anche il Veneto e il Piemonte stanno valutando di ricorrere all’esenzione e a specifici strumenti di prevenzione.

Questa asimmetria di trattamento tra le varie Regioni è l’ennesima conferma di una Sanità a diverse velocità, che non tutela allo stesso modo il diritto alla salute di tutti i cittadini ma li discrimina a seconda del domicilio geografico. Per questo verrà presentata in questi giorni una mozione in Senato che punta all’uniformità di trattamento (a firma RIZZOTTI, AIELLO, GUALDANI, DALLA TOR, MANDELLI, SCILIPOTI ISGRO’, SERAFINI, D’AMBROSIO LETTIERI, BIANCONI, FLORIS, BIANCO, DIRINDIN, DE BIASI).

In attesa degli esiti della mozione, come Ordine chiediamo nel frattempo al Presidente della Regione, Emiliano, che anche la Puglia si allinei a Lombardia e Veneto e introduca l’esenzione dal ticket per le donne portatrici di mutazione genetica BRCA1 o BRCA2, all’interno di percorsi dedicati di screening.

 


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