Gli strappi muscolari sono tra le patologie più frequenti in ambito sportivo; si tratta di lesioni traumatiche conseguenti ad una brusca e repentina contrazione muscolare in un muscolo non preparato; a volte possono derivare da una contusione, ovvero da un brusco contatto con l’avversario. In questo caso il paziente ricorda perfettamente l’evento ed è in grado di localizzare l’area precisa di impatto. Possono insorgere in qualsiasi distretto muscolare ma i più frequenti coinvolgono gli arti inferiori.

Quali sono i sintomi che caratterizzano uno strappo muscolare e uno stiramento muscolare? Quale è la differenza?

Le lesioni muscolari si caratterizzano per la presenza di dolore improvviso  durante l’attività sportiva, ben localizzato alla zona interessata, accompagnato dall’impossibilità al movimento. A seconda della gravità della lesione, cioè delle fibre muscolari coinvolte e danneggiate, il dolore può essere accompagnato anche da un ematoma, generalmente a valle dello strappo. A differenza dello strappo, nello stiramento muscolare il dolore insorge sempre durante l’attività sportiva ma molto spesso la difficoltà al movimento insorge piu’ gradualmente, consententendo a volte di portare a termine l’attività intrapresa, senza doverla necessariamente interrompere.

Nel caso di un dolore mal localizzato, che insorge dopo attività fisica, accompagnato da una sensazione di rigidità del muscolo, più spesso si tratta di una contrattura muscolare, situazione ben meno grave ma non per questo trascurabile, perchè se non trattata correttamente può essere il preludio a lesioni di maggior gravità. Nel caso della contrattura generalmente non c’è impotenza funzionale e l’atleta è in grado di continuare l’attività fisica anche se con qualche difficoltà.

Ma per quale motivo “ci si strappa”?

Le lesioni muscolari insorgono generalmente in un muscolo non ben preparato e allenato, o eccessivamente affaticato, quindi non in grado di sopportare il carico di lavoro a cui è sottoposto. Nel caso di un sospetto strappo muscolare è bene innanzitutto non proseguire con l’attività fisica e applicare ghiaccio nella zona per le successive 24/36 ore, mantenendo l’arto a riposo e in scarico. E’ importante NON APPLICARE CALORE per evitare che la vasodilatazione peggiori lo stravaso ematico.

E’ necessario consultare il medico che, in base all’esame clinico, se lo riterrà opportuno, prescriverà un’ECOGRAFIA MUSCOLO-SCHELETRICA, in grado di fornirci informazioni dettagliate riguardo la sede precisa della lesione e la sua entità, permettendo dunque allo specialista di preparare un programma riabilitativo personalizzato, sulla base delle caratteristiche del soggetto. Ovviamente tanto maggiore è la lesione, tanto più lungo sarà il periodo di stop dall’attività sportiva. La fisioterapia è sicuramente d’aiuto sia dal punto di vista della risoluzione dell’ematoma e della sintomatologia dolorosa, che dal punto di vista del recupero funzionale.

TECARTERAPIA, ULTRASUONI , LASERTERAPIA e MASSAGGIO DECONTRATTURANTE a monte e a valle della lesione, possono essere effettuati già nella prima settimana dopo l’infortunio. La rieducazione, basata soprattutto sullo stretching muscolare, per consentire il recupero dell’elasticità dei tessuti deve iniziare gradualmente, in maniera molto cauta, per consentire al muscolo di raggiungere una perfetta guarigione. E’ importante rispettare i tempi di ogni singolo paziente e allo stesso modo il paziente deve capire che solo rispettando questi ultimi e i tempi della fisioterapia potrà tornare IN SICUREZZA a praticare le attività che  svolgeva  prima della lesione.

 


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