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Due come noi è il nuovo brano che il cantautore calabrese Scarda ha composto per la colonna sonora del film Smetto quando voglio – Masterclass, recentemente uscito nei cinema per la regia di Sydney Sibilia. E così come Smetto quando voglio – Masterclass è il sequel di Smetto quando voglio, così Due come noi richiama il brano che il cantautore aveva composto per il primo film della saga. Si tratta di una scelta originale e inusuale, e come lo stesso Scarda spiega: “Mi sono concettualmente ispirato a The Unforgiven II dei Metallica, e sottolineo la parola concettualmente: una canzone a se stante ma che richiama palesemente un’altra canzone”.

Scarda (nome d’arte di Nico Scardamaglio) è “uno di quelli che scrivono le canzoni che cantano”, cioè appunto un cantautore. Si presenta in punta di piedi all’ascoltatore, e l’apparente semplicità del suo approccio (spesso nella formula immediata chitarra e voce) pone l’accento sulla trama delle storie raccontate. Il suo album di esordio, I piedi sul cruscotto, è stato accolto favorevolmente dal pubblico e viene tuttora portato in tour per l’Italia.

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Due come noi prosegue il brano precedente, e in tal senso si è parlato di “ispirazione concettuale”. Oltre al già citato parallelo con The Unforgiven II dei Metallica, si può cogliere in quelle parole anche un vago riferimento all’idea del concept album?

Sicuramente sì, credo che alla base di un concept album ci sia esattamente la concettualità: il riferimento ovviamente è molto vago perchè quando ho detto di essermi concettualmente ispirato a The Unforgiven II volevo dire che con quest’ultima la mia canzone non c’entra nulla, ma ho preso quella situazione come paradigma. Non conoscevo altri esempi di continuazione di una canzone e quindi ho preso come esempio loro, che avevano fatto queste due canzoni tra loro indubbiamente diverse ma che si richiamavano continuamente. Certo è che se alla fine della saga, le tre canzoni (perchè se tutto va bene sarà mia anche la canzone per il terzo film) venissero riunite in un mini EP, quello sarebbe un piccolo concept album.

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Quello di Scarda è un “cantautorato moderato con vocazione maggioritaria.”

Grazie per la domanda. Non è una frase a effetto: faccio un cantautorato che non vuole essere estremo, pesante, impegnato. Vuole parlare di cose di tutti i giorni, di cose pop, è un cantautorato che vuole essere POP, vuole arrivare a tutti. Per questo ho preso in prestito questi termini dalla politica “moderato con vocazione maggioritaria” come se volesse essere un partito delle larghe intese con una questione morale sempre aperta: un cantautorato sì, qualcosa di elaborato ok, poetico pure! Ma che raccolga consensi.

Scarda è sicuramente uno degli esponenti di spicco di questo nuovo cantautorato che sembra stia emergendo in Calabria negli ultimi anni.

Ho i miei dubbi sul fatto che in Calabria ci sia una scena cantautorale. C’è il caro Brunori che si è fortemente affermato, poi però… saremo altri due o tre a provare a proporre qualcosa che abbia un taglio “nazionale”. Si perchè in Calabria si fanno troppe tarantelle, o c’è troppa gente che punta su un cantautorato di tradizione troppo popolare che ormai ha fatto il suo tempo o viene proposto in maniera troppo emulativa e poco originale. Insomma, io penso che bisogna darsi una svegliata; c’è troppa paura di proporre, di proporsi, perchè c’è troppo provincialismo, e quindi paura di essere giudicati male. Una paura più che fondata purtroppo, io quando scendo e voglio uscire non ho scelta, quasi mai, so già che andrò in posti in cui sentirò musica che non mi piace e ci sarà solo quello. Se fanno qualche concerto so già che non ci vorrà venire nessuno a vederlo con me e ci andrò da solo, sapendo che ci troveremo lì con i soliti, poveri, quattro stronzi, che si fanno i chilometri per vedere un concerto. Di questo mi dispiace.

Qual è “il suo bene”?

Ciò che si ama alla fine può fare male, molto male. Più una persona la ami, più può risultare odiosa da pensare quando questo sentimento non sarà più ricambiato. Il suo bene è la voglia di non odiare, eventualmente perdonare… e continuare a volere bene.

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Che rapporto ha Scarda con il mare?

Il mare è un elemento che mi ha segnato l’infanzia, l’adolescenza, la maggiore età. Io sono cresciuto sapendo che in 15 minuti di macchina si arrivava a mare, sono cresciuto sapendo che in estate sarei stato a casa a mare, al villaggio, dove i ricordi si amplificavano perchè ci sono cose che nascono e  muoiono o comunque vivono esclusivamente in estate e come cornice avranno sempre il mare: come la ragazza del nord venuta in vacanza con la famiglia, che magari ami ma potresti non dirglielo mai, neanche l’estate successiva e quella dopo. Poi da un certo punto in poi non verrà più, e vent’anni dopo ti tornerà ancora in mente come una cosa nostalgica, con la consapevolezza che non le provi più queste cose. Le bande di amici in bicicletta, le partite a calcetto, i tuffi dagli scogli e mille altre cose… che nel cuore sono legate indissolubilmente al mare. Io abito a Roma; una cosa che mi manca è avere il mare vicino, questo però me lo fa anche apprezzare di più.


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