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Una targa per Domenico Celi. L’arbitro barese, raggiunto il traguardo delle 136 partite in serie A, è stato premiato dal sindaco Antonio Decaro con una cerimonia in Comune, grazie all’iniziativa del presidente della Commissione consiliare Cultura e Sport Giuseppe Cascella.

“Con questa iniziativa- ha detto Cascella – abbiamo voluto manifestare l’orgoglio di tutti i baresi a Domenico Celi – un protagonista del mondo del calcio nazionale che con il traguardo raggiunto nel corso della sua attività sportiva rende onore e soddisfazione alla città di Bari. Oggi infatti premieremo un arbitro che ha ottenuto nel corso della carriera tanti riconoscimenti, raggiungendo 136 partite arbitrate in serie A, un risultato mai raggiunto da nessun arbitro barese, sorpassando il nostro ex assessore Gianluca Paparesta”.

“Con questa targa – ha detto il sindaco Antonio Decaro – vogliamo riconoscere il valore e le difficoltà, sia fisiche sia psicologiche, del mestiere dell’arbitro. Un arbitro deve affrontare e gestire 22 calciatori davanti a migliaia di persone e sotto la luce dei riflettori e nei giorni successivi sopportare la pressione dei media. In un certo senso somiglia al mestiere del sindaco: infatti, anche a me tocca spesso dirimere questioni tra i cittadini, o tra cittadini e imprese che giustamente rivendicano le loro ragioni. Anche il sindaco è sempre sotto la pressione dei media e come un arbitro, talvolta è costretto a prendere decisioni non sempre gradite dalla collettività. Agli arbitri che spesso ricevono ingiurie dagli spettatori, vorrei dare un consiglio: fare come me, che alcuni giorni fa ho invitato a Palazzo di Città tutti coloro che mi hanno ingiuriato sui social, per un chiarimento civile e pacifico. Si è presentata una sola persona, però è stato un modo originale per dialogare con i cittadini, un dialogo che un sindaco deve sempre tenere aperto”.

Nel ringraziare l’amministrazione, la Commissione Culture e la sezione Aia di appartenenza, Domenico Celi ha sottolineato che “Tenacia, impegno e sacrificio sono armi vincenti per ottenere quello che si desidera”. “Nel mio caso – ha concluso – posso dire che anche la famiglia ha contribuito in modo determinante alla mia affermazione come arbitro e come uomo”.


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