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Nonostante le buone intenzioni commerciali si può dire che il ruolo pubblicitario del manifesto fu sempre e comunque secondario rispetto a quello artistico e che il successo della réclame fu senz’altro conseguenza della rappresentazione artistica in esso contenuta. Su questo non c’è dubbio alcuno. L’illustrazione per le réclame diventò per gli artisti, di fatto, una meravigliosa opportunità, una grande occasione per pubblicizzare il loro stesso stile artistico, col risultato di una visibilità impensabile per i nostri tempi.

Quel che oggi fanno gallerie, musei e internet, all’epoca lo facevano i muri delle strade e i giornali accrescendo, campagna dopo campagna, il successo artistico di moltissimi cartellonisti. Che fosse sui cartelloni per la strada piuttosto che sulle copertine dei periodici questi illustratori disegnarono, per più di un secolo, epoche, stili e costumi di mezza Europa facendo diventare il cartellonismo una specialità nel campo delle arti figurative. Tanto che in Europa fioriscono molte pubblicazioni dedicate all’arte pubblicitaria e le prime riviste tecniche di settore. In Germania dal 1919 al 1933 si stampa “Die Reklame – Zeitschrift des Verbandes Deutscher Reklamefachleute” a cura dell’Associazione Tedesca Pubblicitari Professionisti. Nel numero del 1 settembre 1926 -a mia disposizione- ritrovo una meravigliosa galleria della creatività pubblicitaria tedesca di quegli anni: centinaia di proposte tipografiche e figurative visivamente potentissime. Si tratta delle proposte provenienti dalle agenzie presenti nelle principali città alemanne su temi pubblicitari vari. Le grafiche riflettono un clima austero, tipicamente teutonico: dall’operaio alla massaia, dal prodotto in quanto tale a quel che c’è dietro: l’industria. E a questo punto non passa inosservata la celebrazione di una certa grandezza germanica. Ma questa è un’altra storia.


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