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Ogni anno, tra il Carnevale e la Pasqua, il 19 marzo si festeggia in tutta Italia un santo che, oltre alle molteplici tradizioni, porta con sé anche numerosissime ricette di dolci tipici. Così da Nord a Sud il giorno di San Giuseppe, che coincide anche con la festa del papà, diviene un momento per celebrare in famiglia puntando tutto sulla cucina (e sui fritti). Vediamo, dunque, insieme al tradizionale falò di San Giuseppe, cosa troveremo sulle tavole italiane.

Le Tavole di San Giuseppe. Fonte: lizzano.eu
Le Tavole di San Giuseppe. Fonte: lizzano.eu

Nel Salento la tradizione prevede le tipiche tavole di San Giuseppe, un momento in cui le tavolate sono apparecchiate con le migliori tovaglie bianche, rigorosamente ricamate, e su cui troveremo al centro l’immagine di San Giuseppe circondato da numerose forme di pane “a ciambella”, finocchio e arancia. Per tradizione le tavole sono arricchite di abbondanti pietanze fra cui pasta e ceci, lampascioni, pesce fritto, cartellate e stoccafisso. Le pietanze, preparate giorni prima, sono consumate nel giorno di san Giuseppe dai “Santi”, che sono i commensali. Inizialmente gli “invitati” alla tavola erano scelti tra i più bisognosi e ancora oggi si scelgono anche in famiglia tra chi ha maggior bisogno o che ha una malattia particolare che necessita di “benedire” con questo rito. In passato il numero di pietanze era di 13 per 13 santi (quindi 169 piatti della tradizione), che potevano essere cotte oppure no. Ora si usa imbandire la tavola solo con i piatti più simbolici.

le-zeppole-di-San-Giuseppe-fritte-di-Luciano-Russo-e1425628326374Ma il vero fil rouge che accomuna tutte le regioni italiane, da Nord a Sud, per la festività sono i dolci, tutti (o quasi) rigorosamente fritti, che siano ciambelle, bomboloni o bignè. La leggenda racconta che il 17 marzo si celebrava la festa della Liberalia, un momento in cui si rendeva omaggio al dio del vino e del grano, e durante la celebrazione, per accompagnare il vino, si preparavano delle frittelle di frumento. Proprio da questa tradizione sembra derivare la famosa Zeppola di San Giuseppe, che affonderebbe le sue origini in un convento napoletano. La prima ricetta conosciuta è, tuttavia, presente nel trattato di cucina di Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino, ed è datata 1837. L’originale è differente dalla tipica pâte à choux che è utilizzata ai nostri giorni, infatti prevedeva esclusivamente acqua, farina, liquore d’anice, marsala, sale, zucchero e olio per la frittura.

Se ci spostiamo nell’isola siciliana scopriamo un altro dolce tipico della tradizione, gli Sfinci di San Giuseppe. Una pastella, anche questa fritta, ricoperta di crema di ricotta di pecora con varianti a seconda del paese o della tradizione familiare (canditi, zuccherini, cioccolato…).

Le Sfince di San Giuseppe foto: www.stayfood.it
Le Sfince di San Giuseppe
foto: www.stayfood.it

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