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In tempi recenti, la figura dell’agente dei calciatori è stata sostituita da quella dell’intermediario, o meglio del «procuratore sportivo». L’albo ufficiale degli agenti è stato abolito. Gli esami per poter esercitare l’opera di intermediazione nelle trattative sono stati annullati. Fino a Marzo 2015, l’agente dei calciatori era una persona che, dietro compenso, metteva in contatto un calciatore e una società di calcio o due società di calcio, al fine di concludere un accordo per il trasferimento di un calciatore o per il rinnovo di un contratto. Al fine di conseguire la licenza di «agente» era obbligatorio il superamento di un esame di abilitazione, predisposto dalla F.I.F.A e organizzato dalla singole Federazioni nazionali. Per poter accedere alla prova d’idoneità per il rilascio della licenza, il candidato doveva inviare alla Commissione Agenti apposita domanda, redatta in conformità alle modalità e termini del bando pubblicato con Comunicato Ufficiale della FIGC.

A seguito del superamento dell’esame, il rilascio della licenza era subordinato all’iscrizione all’albo, alla firma del codice di condotta professionale, corredata del sostegno di polizza assicurativa per responsabilità professionale. Ogni cinque anni, gli agenti dovevano rifare l’esame. Qualora lo stesso non venisse superato, la licenza veniva sospesa. Idonei a rappresentare i calciatori, anche senza licenza, erano: i genitori, i fratelli, il coniuge del calciatore o gli avvocati. Ora, il Procuratore Sportivo, invece, è il «soggetto che anche per il tramite di una persona giuridica o una società di persone o altro ente associativo, professionalmente o anche occasionalmente, rappresenta o assiste una Società Sportiva e/o un Calciatore, in forza di uno specifico rapporto contrattuale, senza alcun riguardo alla sua effettiva qualifica professionale e anche se legato da vincoli di coniugio o di parentela con gli atleti rappresentati».

La suddetta figura viene individuata e disciplinata dal Regolamento per i servizi di Procuratore Sportivo, pubblicato in Roma, il 26 Marzo 2015. Il nuovo regolamento, entrato in vigore il 1° Aprile 2015, disciplina i servizi di assistenza e rappresentanza da parte di un Procuratore Sportivo a favore di una Società Sportiva e/o di un Calciatore, finalizzati: alla conclusione o risoluzione di un contratto di prestazione sportiva tra un Calciatore e una Società Sportiva e alla conclusione di un trasferimento di un Calciatore tra due Società Sportive. Il nuovo regolamento è stato adottato dalla FIGC in conformità ai principi emanati dal vigente “Regolamento FIFA” sugli intermediari e ne costituisce diretta applicazione.  Le Società Sportive e Calciatori possono avvalersi dei servizi di un Procuratore Sportivo per la stipula dei loro contratti di prestazione sportiva o per gli accordi di trasferimento da altro Club o verso altro Club, o per la risoluzione di un contratto di prestazione sportiva, a condizione che il Procuratore Sportivo selezionato sottoscriva il Contratto di Rappresentanza e sia iscritto nel Registro, presente nella Federazione nazionale di competenza. Succede, inoltre, che non possono svolgere l’attività di procuratori sportivi i tesserati della FIGC, dirigenti, calciatori o tecnici, e comunque tutti coloro che ricoprano cariche o abbiano rapporti professionali o di qualsiasi altro genere nell’ambito della FIGC.  Per completezza, è importante evidenziare che il mondo del calcio non è fatto solo di professionisti e maggiorenni. Useremo questa rubrica per chiarire quando, se e come un minorenne possa essere assistito da un procuratore sportivo. La risposta è affermativa, ma è utile fare alcune precisazioni. Infatti, potrebbe accadere che un calciatore minorenne abbia già acquisito lo status di professionista per aver sottoscritto un contratto di prestazione sportiva con una società professionistica. In tal caso, il calciatore minore è legittimato a sottoscrivere il mandato tra calciatore professionista ed agente (con necessità di firma di chi esercita la sua potestà genitoriale). In forza del predetto accordo, l’agente è chiamato a curare gli interessi del piccolo atleta, prestando opera di consulenza nelle trattative dirette alla stipula di contratto di prestazione sportiva con  la società di calcio professionistica, assistendolo nell’attività diretta alla definizione, durata, compenso ed ogni altra pattuizione del contratto stesso e curando, inoltre, le trattative per eventuali rinnovi contrattuali. Per l’attività svolta, l’agente ha diritto a percepire una somma di denaro, generalmente determinata in una misura percentuale del corrispettivo lordo annuo del piccolo calciatore. L’incarico conferito non può avere durata superiore a due anni e non può essere tacitamente rinnovato. Qualora il calciatore minorenne risulti essere ancora un calciatore non professionista, l’agente potrà far sottoscrivere al minore (e all’esercente la potestà genitoriale) il mandato suindicato, precisando che si tratti di calciatore non professionista. In entrambi i casi, gli incarichi devono essere redatti esclusivamente sui moduli prestampati, conformemente al modello FIFA. L’incarico firmato con un calciatore minorenne cessa di avere effetti, senza alcun diritto per l’Agente, qualora entro il termine di 120 giorni dalla data di deposito o di invio con lettera raccomandata a.r. dell’incarico presso la Federazione, il calciatore non stipuli effettivamente un contratto di prestazione sportiva come professionista con una società. Da evidenziare, inoltre, che l’incarico da parte di calciatore minorenne non professionista ad un agente può essere conferito solo dal momento in cui il minore può tesserarsi per una società come professionista (ovvero il 14° anno di età) e, non per ultimo, è bene sottolineare che l’incarico deve essere GRATUITO. Per i procuratori sportivi che rispettano la normativa, lavorare con i giovani non avendo alcuna tutela è difficile tanto quanto diventare un calciatore professionista. Per entrare a far parte dei club delle grandi serie, infatti, serve talento, ma soprattutto una sfilza di sacrifici. Superare gli ostacoli è complicatissimo ed ecco perché, in età giovanile, un grosso errore è sacrificare tutto per il calcio.

Nella difficoltà del percorso dei piccoli sportivi, è facile anche cadere in alcune “trappole”, a partire dai provini a pagamento, passando per coloro che si spacciano per procuratori. Fino a poco tempo fa, oltre agli agenti di calciatori iscritti all’albo, c’erano anche persone che si presentavano a qualsiasi titolo, raccontavano chissà cosa e trovavano facilmente chi ci cascava. Ora accade spesso che le famiglie, dopo aver pensato per anni all’inutilità della figura del procuratore, si lascino ammaliare dalle parole quando ricevono un minimo di interesse per il loro figlio. Mentre le società che solitamente non perdono l’occasione per invitare a diffidare dei procuratori, sono spesso le prime proporre per quel ruolo collaboratori, uomini fidati o amici, non sempre idonei alla tutela dei diritti dei piccoli sportivi.  In molti casi, succede che non si verifichino la reale professionalità, le competenze o le capacità di questi soggetti ma si tenda a preferire intermediari che “garantiscano” le conoscenze di club.

Ci si dovrebbe rendere conto che si parla di bambini che giocano a calcio e non di affari. Si tratta di ragazzi, la cui primaria necessità dovrebbe essere quella di essere tutelati e crescere in ambienti sani. Le squadre, gli agenti e i genitori devono essere consapevoli che la vita di un bambino e la sua felicità valgono più dei soldi.

Rivolgersi a professionisti deve iniziare ad essere una priorità.


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