Caos politico al Municipio 1 di Bari. La maggioranza di centrosinistra che governa va sotto in aula e perde il numero legale su provvedimenti cruciali, tra cui i pareri relativi all’assegnazione degli immobili sequestrati alla mafia. A far saltare il banco sono stati i consiglieri di opposizione Luca Bratta e Cosimo Boccassile, determinati a trasformare l’ennesimo scontro d’aula in un caso politico che investe direttamente le modalità di gestione dell’amministrazione locale e i rapporti con Palazzo di Città. “Oggi la maggioranza è esplosa sotto il peso delle proprie divisioni interne e dei malumori che da tempo la attraversano”, attaccano i due esponenti della minoranza, denunciando un modus operandi basato sull’assenza di confronto.
Secondo l’affondo dei consiglieri, chi governa il territorio starebbe portando in Consiglio progetti e provvedimenti all’ultimo momento, forte di una superiorità numerica utilizzata per imporre decisioni senza aprire alcuno spazio di reale partecipazione. Una condotta che violerebbe lo spirito stesso del decentramento amministrativo: l’articolo 56 del Regolamento comunale prevede infatti l’obbligo di informare e coinvolgere i Municipi su eventi e progetti locali, un principio che l’opposizione definisce “ad oggi mai attuato in maniera adeguata”.
I casi concreti sollevati nel dibattito politico locale sono molteplici. Si va dal progetto del Mercato dell’ex Manifattura Tabacchi – del quale i consiglieri avrebbero appreso i dettagli solo dagli organi di stampa senza ricevere documentazione – fino all’iniziativa “Periferie Animate”, anch’essa sbarcata sul territorio senza una preventiva discussione nelle commissioni competenti. “Gli assessori comunali non vengono mai in Municipio a riferire, svilendo il ruolo degli eletti”, rimarcano Bratta e Boccassile, contestando anche il mancato rispetto del calendario di incontri pubblici annunciati per i quartieri Libertà, Japigia e Sant’Anna. La protesta si sposta poi sullo stato dei servizi nei quartieri, con l’opposizione che accusa la giunta municipale di “nascondere la polvere sotto il tappeto” anziché affrontare le emergenze di aree simbolo come la Pineta San Luca, Piazza del Redentore, il Giardino San Francesco, il “Parco per Tutti” e i mercati rionali coperti. Il blocco del numero legale in aula viene quindi rivendicato come un atto di dignità istituzionale contro un modello che ridurrebbe l’ente locale a un semplice “passacarte”, costretto a votare provvedimenti d’urgenza o delibere minori sui mercatini commerciali. Una spaccatura profonda che, secondo i firmatari della nota, espone i limiti di una consiliatura nata occupando tutte le poltrone istituzionali e che oggi si ritrova a gestire una città “sempre più divisa tra quartieri di serie A e quartieri di serie B”.