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Noumeno, per definizione del suo ideatore Lucio Staiano, è un “thriller quantistico”. Quale sia il significato di questa definizione, sarà oggetto dell’indagine del lettore che deciderà di affrontare i quattro episodi (più un epilogo) pubblicati in un unico albo da Shockdom. Sicuramente capire il pensiero che c’è dietro Noumeno è un’impresa non alla portata di tutti: tra nozioni di filosofia (e parliamo di Immanuel Kant, la bestia nera degli studenti) e di matematica (quella seria), c’è davvero da s(t)ud(i)are.

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Partiamo dal titolo: il noumeno nella filosofia kantiana è la “cosa in sé” – in tedesco Ding an sich – quella realtà essenziale che si erge immobile e certa in un mondo di fenomeni vibranti, mutabili e soggetti a interpretazione. Esattamente da questo concetto nasce l’idea di dividere la narrazione in due filoni paralleli, in due fenomeni – appunto – dello stesso noumeno. La storia parla di Salomon Maimon, blogger polemico e trasandato nell’universo narrativo dai colori caldi, e giovane e rampante politico in quello dai colori freddi. Entrambi si recano a una cena, che sappiamo essere collocata in un prossimo futuro simile al nostro, con qualche elemento tecnologico in più. Questo ritrovo mondano è organizzato ogni anno da Erica Bonn, una lady di ferro della politica europea, e serve all’establishment per raggiungere accordi sulle future candidature e riforme e, in generale, sul destino delle masse che restano all’esterno del Palazzo.

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Uno degli aspetti più interessanti del fumetto è il ruolo dell’informazione e della tecnologia, oltre che dei grandi gruppi economici che stanno dietro alla politica. Uno dei dettagli dell’universo creato da Staiano e dai suoi co-autori è, infatti, la presenza costante degli sponsor che affiancano giornalisti e rappresentanti pubblici, finanziandoli in maniera del tutto sfacciata. In generale, ogni elemento della storia – che si evolve nel corso dei quattro albi in un vero e proprio thriller, come annunciato in premessa – rientra in un sistema di cui si apprezza la coerenza, una volta dissipata la spessa nebbia di complessità. Come nella più solida tradizione fantascientifica, l’intrattenimento si sposa a precise leggi reali e matematicamente dimostrabili, sottintese ma non enunciate, per aumentare il fascino del prodotto. Insieme a questo sostrato quantistico, non mancano anche i frequenti richiami letterari, tra cui il riferimento a quel capolavoro della narrativa novecentesca che è Lo straniero di Albert Camus.

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Tuttavia, se c’è un aspetto che non mancherà di convincere anche il lettore più distratto sta proprio in ciò che rende il fumetto un linguaggio diverso sia dalla scienza, sia dalla letteratura: il disegno. Per raccontare la storia di Salomon e della sua Europa kantiana, Staiano ha scelto degli autori di grande impatto (Francesco Prenzy Chiappara e Vincenzo Balzano, Giulio Rincione e Alexander Tripood) che, pur nelle differenze stilistiche, affrontano con la stessa intensità la sfida narrativa che la storia pone loro davanti. In particolare la scelta cromatica, già citata, che rende la dualità fenomenica dello stesso personaggio è un bell’esempio della centralità del colore nella costruzione del racconto illustrato. In generale, invece, splendide sono le cover di Giulio Rincione, talmente personali, espressive e urlanti da lasciare incantati: un valore aggiunto a un progetto già interessante e che non mancherà di stimolare i lettori più esigenti.

Zaum


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