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“Nessuno ama l’arte, per questo la chiudono nei musei: perché nessuno debba vederla!” (Bart Simpson).

Con questo caustico pensiero, il teppista più influente della televisione americana riassume in poche parole uno dei grandi interrogativi della critica d’arte e della museologia: quanto si è allontanato il pubblico contemporaneo dalla pittura e dalla scultura, dopo la diffusione su larga scala dell’istituzione-museo? Come al solito, la famiglia creata da Matt Groening cela in una battuta un pensiero estremamente complesso, consapevole delle tanti problemi che affliggono l’umanità. I Simpson, tuttavia, non disdegnano affatto la storia dell’arte e le rendono omaggio in alcune sequenze della loro lunga serie: tra queste, la bellissima visita di Homer e Marge in un museo immaginario, in cui si concentrano alcuni dei capolavori dell’arte mondiale.

La visita inizia un’autocitazione – estremamente autoironica – in cui Homer critica la presenza all’interno del museo di Life in Hell, una delle prime vignette del suo creatore, protestando: “Che ci fa Matt Groening in un museo? Sa a stento disegnare!”. Presto, però, l’irriverenza di Homer è punita da una matita gigante, un omaggio allo scultore pop svedese Claes Thure Oldenburg, che riproduceva – in gesso e in proporzioni maggiorate – oggetti d’uso comune.

Claes Oldenburg, Plantoir, 2001
Claes Oldenburg, Plantoir, 2001

Notiamo sullo sfondo, il Discobolo di Mirone, scultura classica replicata in numerose copie in età romana, qui resa nella sua veste originale, quella bronzea. Marge – che assume con pazienza il ruolo di guida – indica il nome di alcuni importanti pittori: si parte da William Turner, maestro del paesaggio romantico inglese, autore di alcune delle più maestose tempeste dell’intera storia dell’arte.

Dall'Odissea di Omero (Homer in inglese ndr), Ulisse deride Polifemo (1829) National Gallery, London
William Turner Dall’Odissea di Omero (Homer in inglese ndr), Ulisse deride Polifemo
(1829) National Gallery, London

La visita prosegue con l’incontro con il padre del Cubismo, Pablo Picasso. I due coniugi Simpson, attraversano un corridoio interamente dedicato al pittore spagnolo, soffermandosi – infine- sul suo quadro più famoso, Les demoiselles D’Avignon del 1907, in cui per la prima volta Picasso porta sulla tela il tema delle maschere africane, che sarà ricorrente nella sua produzione pluridecennale.

Pablo Picasso, Les demoiselles d'Avignon, (1907) Moma di New York
Pablo Picasso, Les demoiselles d’Avignon, (1907) MoMa di New York

Un’opera, però, attira su tutte l’attenzione del goloso capofamiglia de I Simpson: il celebre barattolo di zuppa Campbell immortalato da Andy Warhol, in una delle sue numerosissime versioni della serie completata nel 1962.

Andy Warhol, Campbell's Soup serie (1962) MoMa New York
Andy Warhol, Campbell’s Soup serie (1962) MoMa New York

Colpito da tanta bellezza e sopraffatto dallo sforzo intellettuale, Homer si addormenta sulla panca del fantomatico museo di Springfield. Durante il sonno ristoratore, il nostro amatissimo viene turbato da un incubo molto artistico, in cui le icone più rappresentative della pittura di tutti i tempi lo assalgono, in preda a una furia vendicativa. Homer così, si deve difendere dai calci combinati (per forza, con tutte quelle gambe) dell’Uomo Vitruviano di Leonardo Da Vinci e da una raffica cubista sparata dai Tre musici di Picasso. La situazione si fa ancora più complicata quando, nella fuga, Homer si ritrova nel mondo liquefatto de La persistenza della memoria di Salvador Dalì, dove deve difendersi da un attacco di lattine Campbell messo su da un arrabbiatissimo Andy Warhol.

Pablo Picasso, I tre musici (1921), MoMa, New York
Pablo Picasso, I tre musici (1921), MoMa, New York

Attenzione, dunque, a non sottovalutare mai I Simpson: dietro l’abitudine – radicata in quasi tutte le famiglie italiane – della pigra visione in orario pasti, non si dimentichi di scoprire (e riscoprire) l’infinita gamma di citazioni e riferimenti, che fanno di questo prodotto una vera e propria enciclopedia del sapere umano.

 


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