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1984 movies è il nuovo album di Spectre, nome d’arte del produttore elettronico torinese Aldo Sulotto, e segue ad un anno di distanza l’esordio Miami. Se il primo disco si orientava sul genere della synthwave, questo secondo lavoro si è mosso verso la tech house, pur mantenendo evidente la predilezione per le sonorità degli anni ’80, e già dal titolo. Il primo singolo tratto da 1984 movies si chiama Electro e per Spectre “unisce le sonorità dei Daft Punk agli anni ’80”.

Le influenze musicali del produttore torinese sono varie, e spaziano da The Cure ai Daft Punk, da Nick Drake ai Propellerheads e a Fatboy Slim.

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Perché il fiore in copertina?

Il fiore rappresenta il lato emozionale della vita. Il quadrato rosso le regole. Il tentativo è quello di rappresentare emozioni e regole in armonia tra loro.

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Che direzione ha voluto dare Spectre a 1984 movies?

Ho voluto creare un album che fosse più oscuro di quello precedente, più virato verso la techno. Il mio primo album Miami è molto allegro e divertente, ricco di riferimenti agli arrangiamenti in voga negli anni ’80. 1984 movies, pur partendo da atmosfere simili, scivola presto verso l’oscuro e l’ossessivo. La strada che la mia musica sta prendendo è proprio questa… spero che il mio prossimo lavoro sia decisamente più ipnotico e crepuscolare.

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È importante il luogo dove si crea musica?

È molto importante: la tecnologia moderna, in particolare nel campo della musica elettronica, ci permette di poter registrare delle tracce curate, mixate e masterizzate bene. Sta a noi affidarci a dei tecnici di fiducia, e quindi andare in studio di registrazione, o munirsi del necessaire per farlo in casa. Nel mio caso in camera da letto. Certo la mia scelta ha delle conseguenze: ad esempio ho dovuto imparare ad usare software e workstation alla perfezione (quasi…) e ho tinto tutta la camera, soffitto incluso, di un vinaccia scurissimo: produrre le tracce di 1984 è stato molto più semplice con quel colore intorno.

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Cosa cambia quando si decide di dedicarsi completamente alla musica?

Dedicarsi ad una passione è una scelta ardua, che ti porta a percorrere una strada fatta di dubbi, di ripensamenti, di notti insonni. A meno che la tua passione non sia l’ortodonzia o l’avvocateria, probabilmente. Tornando alla musica, è una scelta difficile che solo ora comincia a dare i primi frutti materiali. È una scelta che – a parer mio – va fatta solo se si ha la possibilità di poter guadagnare poco per un paio di anni e se si ha una fede incrollabile nella strada scelta. Rispetto alla mia vita precedente, il guadagno è stato comunque impressionante, sotto il profilo della soddisfazione di fare un qualcosa che amo.

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Cosa c’è di così straordinario negli anni ’80?

Gli anni ’80 sono stati un decennio dalle mille contraddizioni e, non solo nel mio caso, rimangono un riferimento per chiunque li abbia vissuti da bambino. Cerco di ricordarmene quando scrivo musica e ho dedicato a loro i miei primi due album. Forse sta per arrivare il momento in cui abbandonerò questo “marchio di fabbrica” per spostarmi verso qualcosa di meno ispirato e più innovativo: sento sempre di più la necessità di fare qualcosa di completamente differente da ciò che si ascolta e vede in giro. Vi ringrazio molto per questa bella intervista e vi aspetto su www.iamspectre.com


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