“DisarmiAMO la città”. È l’appello di don Francesco Preite, direttore dell’Oratorio del Redentore che ha lanciato una iniziativa nel rione Libertà. Ha chiesto ai ragazzi di consegnare tutte le armi giocattolo che avevano in casa. In cambio riceveranno un fidget spinner, una piccola trottola molto di moda in questo periodo.

“Si tratta – spiega don Preite – di una iniziativa per combattere la cultura della violenza e delle armi e promuovere una cultura dell’amicizia e del sano divertimento”. Martedì 30 Maggio si svolgerà poi un evento conclusivo con una marcia nel quartiere.  “Diffondiamo una cultura di pace, mettiamo al bando la violenza”, conclude don Preite.

L’Oratorio ha avviato in questi ultimi mesi numerose iniziative proprio per togliere i ragazzi dalle strade: in accordo con il Comune organizzerà eventi in piazze e nel giardino Mimmo Bucci, dove ha preso in gestione il chiosco con l’obiettivo di contrastare la criminalità nel quartiere e di fornire una alternativa ai ragazzi del Libertà.

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1 COMMENTO

  1. Gesto simpatico, ma di certo non utile.

    In base a recenti studi accreditati sulla psicologia del bambino, non c’è alcuna correlazione tra armi giocattolo e comportamenti futuri dominanti.

    La necessità naturale di giocare con le armi si manifesta già in tenera età, con prevalenza maschile. Il gioco di questo tipo fa parte di uno sviluppo dell’infanzia che per la moderna psicologia è fondamentale per lo sviluppo dell’autocontrollo e dei limiti di azione e reazione del bambino, che esprime l’aggressività e la rielabora attraverso il gioco di finzione.

    Pertanto, il desiderio di imitazione di eroi dei cartoni animati e dei fumetti non deve essere impedito o limitato, tant’è vero che i bambini che non posseggono armi giocattolo tendono a costruirle personalmente con materiali che si trovano in casa. Quest’altra componente, sotto il controllo del genitore o dell’insegnante-educatore, stimola la fantasia, la creatività, perché consta nella manipolazione curiosa di ciò che il bambino trova in casa, o degli oggetti che vengono messi a disposizione dalla scuola per costruire qualcosa.

    Ammetto che un prete non sarà di certo un pedagogo, per questo non voglio che il mio sia un commento polemico, ma è importante capire che dovremmo tutti cercare che i nostri figli non vivano in prima persona altre forme di aggressività, molto più gravi, presenti nella vita familiare di tutti i giorni. Quelle sì che sono una componente dominante nello sviluppo della loro personalità futura.

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