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“Travolti dalla folla impazzita, temevamo un attentato”: il drammatico racconto di un barese dopo gli incidenti di Torino

Pubblicato da: Samantha Dell'Edera | Dom, 4 Giugno 2017 - 15:00
Foto Ansa
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Senza controlli. In piazza San Carlo a Torino ieri sera hanno chiesto solo se si era in possesso di bottiglie di vetro. Nessuno zaino perquisito. Nessun metal detector. E poi il panico. La corsa per mettersi in salvo. A raccontare quanto accaduto ieri sera durante la finale di Champions, Maurizio Difronzo a Torino con la moglie Germana per seguire la loro squadra del cuore. Sono entrambi baresi e fondatori di Elaborazioni.org.

All’improvviso è scoppiato il caos. Il Real aveva appena segnato il terzo goal. E tutti hanno cominciato a correre, travolgendo chi avevano davanti. Il bilancio è di centinaia di feriti e un bimbo di 4 anni che sta lottando per la vita. “Quella marea umana ci ha investito come un maremoto – ci racconta Maurizio –  all’improvviso forse per una transenna caduta, forse perché qualcuno ha urlato bomba, forse perché siamo in un paese in cui manca la prevenzione. L’accesso alla piazza è avvenuto praticamente senza controlli, solo la domanda se avessimo bottiglie di vetro. E senza aprire nessuno zainetto si passava! Per poi vedere l’abusivo che vende birre in vetro e bar in piazza”.

Maurizio racconta di due ondate.  “Alla prima ci siamo spaventati perchè tutti temevamo un attentato: una maremoto di folla che vedi arrivare e che non puoi fare altro che aggrapparti, farti scudo con altri vicino a te e sperare che non ti facciano cadere. Nel frattempo andava la partita al maxischermo, eravamo immediatamente dopo il 3-1. Ma, la cosa peggiore è stata la seconda ondata, inaspettata. Ho visto gente che scivolava, si rialzava (nel migliore dei casi) e sanguinava: chi dal braccio, da una gamba, dalla testa, sangue che scorreva anche a terra. Allora pensi veramente ad un attentato, ma non si sentiva nulla. Nessuno sparo, nessun rumore e nessuno che fermava quella benedetta proiezione. Noi – continua il suo racconto – grazie ad un gruppo di ragazzi che ringrazierò per sempre, siamo riusciti a proteggerci assieme e a metterci in salvo. Questo sarà un ricordo che, della nostra amata città di Torino, avremmo voluto non portare con noi. È stato come vivere un attentato senza attentato”.

Maurizio è furioso per la mancanza di controlli. “Dov’è la prevenzione in Italia? Dov’erano le forze dell’ordine che avrebbero potuto e dovuto fermare quella folla senza farla muovere per ben 2 o 3 volte in ben 15 minuti? Noi abbiamo mantenuto la calma e ci siamo riparati addosso ad una colonna per non essere trascinati via, ma, il panico, ha avuto la meglio.  Dopo in hotel, vedevamo al tg in Giappone dove, per un attentato, hanno fatto sdraiare tutti a terra gridando “fermi”. A Torino, in piazza San Carlo, eravamo noi a gridare “fermi… pare non sia successo nulla! Non correte, che ci facciamo male tutti. Ma nulla”. La gente, sicuramente troppo spaventata dal terrorismo, reagisce male. Non sa reagire. Dobbiamo fare in modo – conclude – di essere preparati a questi episodi, non possiamo farci male, senza una motivazione”.

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