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In questi giorni il governo italiano si appresta ad approvare l’ennesimo provvedimento d’urgenza per fronteggiare una crisi del sistema bancario. Dopo il famigerato “bail in” che ha coinvolto, tra le altre, Banca Etruria, dopo gli interventi a favore di Mps, dopo i bond di salvataggio concessi a diverse banche a seguito della crisi 2007-2009, ora tocca alle operazioni di salvataggio delle banche popolari venete, con intervento di Banca Intesa, spalleggiato da apposite norme in via di approvazione.

In questo panorama fosco e fluido, si parla anche di possibili crisi di altre banche, specie le Popolari, recentemente coinvolte in un rigido processo di riforma (anno 2016), che ha da subito provocato una riduzione consistente del valore dei titoli, detenuto da migliaia di soci. E nel 2017 potrebbe anche essere varata la riforma delle BCC, altro fronte caldo del “Risiko bancario”. Ci sono rischi per i risparmiatori (specie pugliesi) clienti di queste banche e in generale utenti del sistema bancario?

Vediamo di rispondere e fare chiarezza su un argomento che può letteralmente riguardare le “tasche” di molti cittadini pugliesi e italiani.

La questione della crisi del sistema bancario italiano è molto complessa, ma può essere semplificata introducendo i due problemi più profondi e sistemici: 1)le difficoltà di redditività 2)la sofferenza sui crediti.

Il primo nodo è quello della redditività. Molti istituti, negli ultimi anni, chiudono bilanci in rosso o con utili praticamente azzerati. Perché? L’imponente impatto della tecnologia, e in particolare di internet, ha ridotto di milioni di euro annui le commissioni bancarie per operazioni di sportello. E la riduzione dei tassi a zero, ha provocato un ulteriore diminuzione dei margini (leggasi guadagni) sull’intermediazione di denaro.

In sostanza, costi fissi alti e guadagni a picco, con bilanci risicatissimi, in attesa dei previsti tagli su sportelli e personale, sostituiti da servizi on line e tecnologia avanzata, che dovrebbero far risalire gli utili.

Secondo problema, più grave, l’esplosione delle sofferenze bancarie. Molti istituti bancari, tra cui i citati Mps e banche venete, ma anche Banche popolari meridionali, hanno ormai miliardi di crediti “incagliati”. Ciò significa che hanno prestato denaro ad aziende e, in misura minore, privati, per miliardi e miliardi di euro che in larga parte non torneranno per le difficoltà delle imprese stesse. E allora, le autorità, in particolare la Banca Centrale Europea, dopo diversi anni di aumento di queste sofferenze (praticamente raddoppiate in Italia tra il 2008 e il 2013!!), hanno imposto di scrivere in bilancio queste sofferenze come perdite, e provvedere immediatamente a ripianarle, con aumenti di capitale, piani di recupero ecc. La crisi del sistema produttivo italiano ha fatto il resto (basti vedere il numero di fallimenti di imprese). Va sottolineato come in alcuni casi i prestiti siano stati concessi con grande “generosità”. Ovvero valutando come beni in garanzia, immobili e altri valori, che sulla carta erano iscritti a 100, e poi in realtà valevano 20… come se prestassimo 100.000 euro ad un amico facendoci dare in “garanzia” o pegno, le chiavi della sua utilitaria che sul mercato nessuno comprerebbe per più di 10.000 euro, ma iscrivendola col valore di una fuoriserie, per poter bilanciare l’eventuale mancata restituzione dei 100.000 euro…qualcosa non quadra!

 Da questa combinazione di utili azzerati e perdite sui crediti, viene fuori un quadro esplosivo: molti istituti di credito hanno dovuto fare ricorso ad aiuti statali, al bail in, ed alle altre iniziative di cui sopra.

La situazione di Carige, Banca Apulia, Etruria e le altre in cui si è manifestata la possibilità del Bail in (cioè azzeramento del valore dei titoli azionari, obbligazionari e delle cifre oltre i 100.000 euro detenuti dai risparmiatori) ha creato una vera psicosi nei clienti, per la concreta possibilità di rimetterci i risparmi di una vita.

Fatto questo quadro sulla situazione attuale, cosa rischiano i risparmiatori effettivamente? E come possono difendersi?

Due i suggerimenti aurei. Per prima cosa bisogna vedere nella propria Banca non più un fornitore, ma un partner. Cioè valutare la sua redditività, la sua capacità di chiudere bilanci in utile, la politiche di elargizione del credito. Non è facile, ma ormai raccogliere informazioni sulla solidità di una Banca non è impossibile (un indicatore ufficiale è il Cet1, facilmente reperibile sul sito Internet di qualsiasi istituto), o si può chiedere ad un professionista un parere sul bilancio dell’istituto.

Seconda regola, più importante. Per chi ha riserve di liquidità e risparmi importanti (da 100.000 euro in su) MAI acquistare obbligazioni bancarie, e azioni bancarie, meglio fondi o panieri di investimenti. NON detenere più di 100.000 euro liquidi su singoli istituti, e in genere preferire diversificare, magari affidandosi a banche specializzate nelle gestioni private. Infine meglio i fondi comuni che i singoli certificati di deposito, perché la vita giuridica del fondo è separata dalla banca che lo colloca, cosa che non avviene per un deposito o un vincolo di conto corrente.

Con questa combinazione di prudenza e attenzione alla scelta del partner bancario, si dovrebbe restare tranquilli, nell’attesa che il sistema si stabilizzi da solo, attraverso le fusioni, ristrutturazioni e modernizzazioni bancarie che il nostro paese necessita fortemente.

 


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