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“Partivamo da una situazione complicatissima. È stata una trattativa lunga e difficile, ma siamo più propensi a pensare che abbiamo salvato 800 posti di lavoro”.

Franco Busto riassume così risultati e sensazioni lasciate dall’accordo raggiunto con Bosch Bari la scorsa settimana. Un accordo che, come sottolinea il segretario Uilm, costringerà i quasi 2 mila lavoratori dello stabilimento della zona industriale di Modugno alla cassa integrazione, ma allontana definitivamente l’incubo dei licenziamenti annunciati dalla multinazionale tedesca.

I lavoratori come hanno accolto l’accordo?

“Lo abbiamo presentato in fabbrica e ne hanno discusso in sei ore di assemblee. Il referendum deciderà se approvarlo o meno. Ripeto, non è stato un accordo semplice. È ciò che abbiamo ritenuto il massimo da ottenere al termine di una trattativa sulla cassa integrazione estenuante, iniziata la mattina e terminata dopo mezzanotte. È stato firmato da tutte e tre le sigle sindacali, ma non può certo accontentare tutti. Siamo partiti con un handicap incredibile e siamo arrivati a tutelare gli attuali livelli occupazionali”.

Quali sono stati i passaggi più critici?

“Sicuramente far capire ai lavoratori che la possibilità per l’azienda di chiedere lo smaltimento delle ferie è sancita dal Contratto collettivo nazionale. Ferie, permessi e cassa integrazione al 53% permetteranno di arrivare al 2022 così come siamo. Ma dalla prossima primavera ci siederemo al tavolo con Bosch Italia, per chiedere nuovi investimenti e la diversificazione delle produzioni per il sito di Bari, che non può rimanere legato prettamente alle produzioni per motori diesel. C’è poi il problema dato dal fatto che alcuni reparti lavorano a pieno regime e i lavoratori sono chiamati agli straordinari a differenza di altri”.

Quali sono i punti di forza dell’accordo?

“Abbiamo la certezza che l’azienda per i prossimi 5 anni non licenzierà nessuno ma utilizzerà gli ammortizzatori sociali. Le nuove leggi sulla cassa integrazione permettono un conteggio mobile per questo periodo e l’accordo Bosch rappresenta il primo esempio per il conteggio del quinquennio in questi termini, regolato da una circolare unica del ministero. C’è poi il versante investimenti. Bosch ha già finanziato con 30 milioni di euro le due nuove linee Cp4 per la produzione della pompa di nuova generazione e c’è stato un incremento patrimoniale di 26 milioni di euro dato da questo investimento. Da marzo discuteremo con i vertici italiani per cercare di portare qui la meccanica fine e prodotti alternativi al diesel, con l’appoggio della Regione, pronta a pubblicare i nuovi bandi per i piani formativi dei lavoratori da utilizzare nelle eventuali nuove produzioni”.

Ci sono poi le altre grandi vertenze da chiudere: Magneti Marelli e Om

“Entro fine mese avremo un incontro con i vertici della Marelli per porre fine alla solidarietà per gennaio. E questa è sicuramente una notizia positiva. Con le nuove produzioni di motori ibridi elettrici e a benzina destinati a Chrysler lo stabilimento tornerà a lavorare a pieno regime nei prossimi mesi. Per quanto riguarda Om, invece, confidiamo che entro gennaio tutti i lavoratori assorbiti dalla nuova compagine societaria entreranno in fabbrica per la produrre le minicar presentate alla Fiera del Levante. I dipendenti hanno iniziato a ricevere le polizze assicurative per loro e i familiari. Il dato è positivo. La compagine societaria della proprietà, però, non si è ancora composta ma è tutto pronto per iniziare”.


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