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La quasi totalità delle donne medico che prestano servizio di notte nelle sedi di guardia in Provincia di Bari si sentono insicure e tutte quelle che si trovano a lavorare da sole si fanno accompagnare da un parente o pagano addirittura un servizio di vigilanza privata perché vegli sulla loro sicurezza. Tutte coloro che svolgono la loro attività nella continuità assistenziale (guardia medica) confessano di aver subito uno o più episodi di violenza, spesso verbale e talora fisica, in molti casi non denunciati per sfiducia nelle istituzioni.

È il quadro che emerge dalle voci delle donne medico raccolte dall’Osservatorio sulla sicurezza istituito dall’Ordine dei medici di Bari. Sono un esercito i cittadini – amici, padri, madri, zii, amici – che si mobilitano e si organizzano spontaneamente per rendere un po’ più sicuro il posto di lavoro dei “medici della notte”, in gran parte donne, che lavorano isolate, in sedi esposte, prive dei requisiti di sicurezza. Le accompagnano nelle visite domiciliari anche in quartieri “difficili” della città e le rassicurano con la loro presenza. Tra questi anche tante mamme, come l’anziana di 76 anni che per non lasciare sola la figlia ha deciso di starle accanto nelle notti di guardia. La minoranza di donne medico più fortunate, che lavorano in sedi di guardia con uno o più colleghi, si fanno comunque accompagnare durante le visite domiciliari dai medici di sesso maschile se presenti o da persone di fiducia.

Le dottoresse interpellate dall’Ordine raccontano dei problemi e delle difficoltà familiari, di come debbano spesso affidare i figli ai nonni o ai parenti, di come talora siano costrette a rinunciare ai turni di lavoro. E descrivono le loro tattiche di sopravvivenza quotidiana per far fronte all’ansia e alla paura in un contesto lavorativo che non garantisce alcun livello di sicurezza: c’è chi, quando esce in visita domiciliare, dà il numero di telefono alla guardia giurata (quando c’è) chiedendo la cortesia di chiamare per verificare che vada tutto bene, chi dà a parenti e amici l’indirizzo del paziente presso cui si reca, chi tiene sempre d’occhio le vie di fuga e ha l’accortezza di essere sempre più vicina alla porta rispetto al paziente che sta visitando. Tutte sono in constante contatto, tramite il telefonino, con parenti e amici reclutati per intervenire in caso di necessità.

Come documentano anche una serie di video raccolti dall’Ordine, tutte le donne medico raccontano di sedi situate in strade isolate o in luoghi dove è difficile che qualcuno possa intervenire in caso di aggressione e dell’inesistenza di sistemi di sicurezza efficaci: telecamere montate ma non funzionanti, pulsanti “rossi” per la richiesta di intervento urgente delle forze dell’ordine mai effettivamente messi in funzione e collegati a Carabinieri e Polizia, videocitofoni non attivi, infissi per nulla efficaci ad evitare intrusioni. In strutture come Valenzano una serie di cancellate più che tenere fuori gli eventuali intrusi sembrano progettate per impedire la fuga in caso di pericolo, mentre a Santo Spirito da 5 mesi le luci esterne sono spente e il cancello automatico è aperto. Decoro e pulizia sono requisiti oramai neanche più richiesti, a fronte delle gravi carenze in tema di sicurezza.

In questo contesto, fanno crescere la paura e il senso di insicurezza anche i molestatori seriali apparentemente “inoffensivi”, come il paziente che da anni si presenta a fine turno nelle diverse sedi di guardia medica della provincia di Bari lamentando dolori alla zona inguinale, per importunare donne medico in servizio da sole.

“È indegno di un paese civile, qual è il nostro Paese, che i medici per svolgere la propria attività di assistenza e cura a favore dei cittadini debbano pagarsi il personale che garantisca la loro sicurezza nella totale indifferenza delle Istituzioni a cui compete per legge la tutela dei lavoratori” è il monito lanciato dal Presidente dell’Ordine dei Medici di Bari Filippo Anelli.

Anche per denunciare le gravissime carenze in tema di sicurezza e sollecitare il governo regionale a fornire con urgenza risposte adeguate, nel rispetto di quanto previsto dalla Legge, venerdì 10 Novembre dalle ore 13 alle ore 17 l’intera classe medica, convocata da tutti i sindacati del mondo della dipendenza e dei convenzionati, scenderà in strada – in via Capruzzi davanti alla sede del Consiglio regionale della Puglia.


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