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Negli anni gli episodi di violenza durante le manifestazioni sportive, specie nel mondo del calcio che è sempre stato seguito da gruppi eterogenei di supporters, sono diventati un fenomeno di cui si deve tener conto per l’organizzazione degli eventi. Fermo restando l’orientamento e la norma secondo la quale l’organizzatore della manifestazione è responsabile per i fatti accaduti nel corso della stessa, vediamo che il Legislatore non ha mancato nell’attuare misure di repressione e contrasto alla violenza, individuale e collettiva, consumata in occasione dello svolgimento delle predette, nonostante non di rado le precauzioni adottate sia state insufficienti.

La norma principale di riferimento in materia di lotta alla violenza negli stadi rimane la Legge 13 dicembre 1989, n. 401 rubricata: “Interventi nel settore del giuoco e delle scommesse clandestine e tutela della correttezza nello svolgimento di competizioni agonistiche”, che regola i comportamenti dei tifosi allo stadio, inserisce strumenti idonei a contrastare la realizzazione di situazioni di pericolo, impedendo l’accesso, di soggetti pericolosi per l’ordine e la sicurezza pubblica. La citata legge, col passare del tempo e la modifica delle esigenze, ha subito svariate integrazioni e modifiche.  Nello specifico vediamo che, oltre all’inasprimento delle pene, l’introduzione della possibilità dell’arresto in fragranza e “quasi fragranza” dei rei, l’istituzione dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, è stata prevista l’assunzione di stewards negli stadi, quali dipendenti della società ospitante, in servizio a supporto alle forze dell’ordine e gestiti da quest’ultimi, nella persona del Questore. Il pacchetto delle modifiche mira a rimodulare le fattispecie e disporre una disciplina più efficace e più rispondente all’obiettivo di effettiva deterrenza nei confronti dei comportamenti che rischiano di compromettere gravemente la sicurezza degli spettatori e degli operatori di polizia in occasione delle manifestazioni calcistiche.

Sulla base delle esperienze maturate oltre confine, europeo ed extracomunitario, sono stati in aggiunta emanati, per impianti con capienza superiore a 10.000 spettatori,  tre decreti ministeriali del 6 giugno 2005 riguardanti: l’emissione di biglietti nominativi; la realizzazione di impianti tecnologici di videosorveglianza; sistemi per l’accesso agli impianti sportivi e sicurezza strutturale. Il nuovo quadro normativo ridefinisce il concetto e la qualificazione di impianto sportivo, includendovi le aree immediatamente esterne ove effettuare le operazioni di pre – filtraggio e filtraggio, utili ad impedire l’introduzione di oggetti proibiti, ha imposto l’afflusso differenziato delle tifoserie, i varchi di accesso tecnologicamente attrezzati per la verifica elettronica del biglietto e, ove necessario, dell’identità del possessore, attraverso i . “tornelli a tutt’altezza”.

Nonostante l’adattamento ai predetti sistemi di sicurezza di base, non di rado le strutture attuali risultano non idonee sul piano della sicurezza, anche e soprattutto per luogo e il modo in cui gli stessi sono costruiti.

I risultati positivi conseguiti grazie al provvedimento normativo ed all’azione coordinata delle componenti rappresentate in seno all’Osservatorio, non possono, infatti, prescindere dal coinvolgimento delle sfere di responsabilità di tutte le Amministrazioni ed Enti interessati comprese le autorità locali (Regioni, Province e Comuni). Gli obiettivi fin qui conseguiti, infatti, non consentono di abbassare la guardia, soprattutto in considerazione delle attuali carenti situazioni di sicurezza strutturale ed infrastrutturale degli impianti sportivi italiani. L’attuale scenario, invero, presenta: carenze organizzative delle società sportive, frequente mancanza di itinerari cittadini separati per le opposte tifoserie, indisponibilità di mezzi di trasporto urbano di collegamento tra località di arrivo e impianti, inadeguatezza delle strutture e assenza di sistemi di videosorveglianza utili nelle aree esterne agli impianti comunque interessate dalla presenza dei tifosi.

Da anni, le suddette lacune sono state prontamente colmate dal lavoro delle Forze di Polizia. A volte, però, questo servizio, di cui non di rado si abusa, non è sufficiente.

Tenuto conto di quanto detto a proposito della necessità di garantire la sicurezza agli utenti, il derby di Puglia tra Bari e Foggia è stato ufficialmente vietato ai tifosi rossoneri causa  dell’accesa rivalità. Stando al comunicato del Ministero dell’Interno, Dipartimento Pubblica Sicurezza, la partita sarebbe “caratterizzata da elevato rischio di turbative avendo l’accesa rivalità tra le due tifoserie determinato in passato gravi criticità per l’ordine e la sicurezza pubblica”. Succede quindi che la sfida prevista per la prossima domenica, è stata vietata ai residenti nella provincia di Foggia, “anche ove aderenti a programmi di fidelizzazione”. Fermo restando la sconfitta del binomio sport-spettacolo e tenuto conto dell’inadeguatezza dello stadio e del territorio di Bari, a parere di chi scrive, la scelta di porre la sicurezza dei cittadini dinanzi all’amore dei tifosi foggiani e degli appassionati di calcio è stata quasi del tutto adeguata, anche in virtù dell’assenza di alternative immediate.

 


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