Senza paura di essere tacciato come anticlericale, Gianluigi Nuzzi in “Pecunia – La via crucis di Papa Francesco” svela alcuni retroscena sugli scandali del passato e del presente che condizionano la storia del Vaticano. “Mi querelassero per quel che dico”, esordisce Nuzzi dal palco del teatro Palazzo di Bari.

La scenografia minimalista è simile a quella di uno studio televisivo “dal vivo”. Una scrivania, qualche oggetto chiave per il racconto, una lampada verde. Nel teatro multimediale di Nuzzi al monologo avvincente si alternano filmati, registrazioni e documenti inediti raccolti nei libri-inchiesta “Sua Santità”, “Vaticano S.P.A.” e “Via Crucis”.

Il giornalista investigativo ripropone in ordine cronologico quattro temi fondamentali: nomi e volti dei vescovi “epurati”, la scomparsa di Emanuela Orlandi e i legami con la banda della Magliana, la gestione dell’istituto per le opere di religione Ior e il caso del “doppio” papato. La politica “povera” di Francesco, iniziata dal papa emerito Benedetto XVI, per Nuzzi si opporrebbe a un sistema ormai radicato e finalizzato anche al “riciclaggio di danaro”.

Tra suicidi e omicidi, casi irrisolti, intrecci di potere Stato-mafia-Chiesa, lotta politica all’interno del conclave si giunge al prologo con una domanda aperta: “Se papa Francesco ha impiegato quattro anni per vietare la vendita di sigarette all’interno del Vaticano, quanto tempo passerà per eliminare pedofilia e corruzione da quella monarchia assoluta?”.

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