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Il 51enne Maurizio Zecca, a 5 giorni dalla decisione del Tribunale del Riesame che gli ha concesso i domiciliari, è ancora in carcere perché non ci sono braccialetti elettronici disponibili. A denunciarlo è l’avvocato Filippo Castellaneta, difensore di Zezza. Zezza è accusato di stalking e di aver violentato una dottoressa di guardia medica, ed era in carcere per la violenza sessuale. La settimana scorsa, però, i giudici hanno disposto la sua scarcerazione perché il reato di violenza sessuale non gli può essere contestato in quanto la denuncia da parte della vittima è stata presentata con ritardo: 9 mesi dopo la violenza mentre la legge concede solo 6 mesi di tempo.

In una nota precisa l’avvocato dell’indagato sostiene che “il vero scandalo è che a distanza di cinque giorni da quando un Tribunale della Repubblica ha emesso un provvedimento di applicazione della misura degli arresti domiciliari, il provvedimento stesso non venga eseguito per la mancanza dei mezzi tecnici di controllo”.

L’uomo è in carcere dal 14 novembre, anche se il 30 novembre il Tribunale del Riesame ne ha disposto la scarcerazione con concessione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Ad oggi il braccialetto elettronico non è ancora disponibile e quindi l’indagato resta detenuto in cella. “Tale inconveniente – dice l’avvocato – produce il risultato di far subire ad una persona la custodia cautelare più dura, mentre un giudice ha affermato che deve essergli applicata una misura più lieve”.


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