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Poco dopo l’una di ieri notte, tra il 14 e il 15 gennaio, quando i carabinieri erano ormai andati via dal luogo dell’omicidio di Fabiano Andolfi, nella stessa zona dell’agguato sono stati esplosi – tra le urla di alcune donne – fuochi d’artificio. Una banale coincidenza? O qualcuno ha voluto così lanciare un messaggio criminale?

Quel che è certo è che nel rione Carrassi, nel quadrilatero tra via Giulio Petroni e via Baracca l’aria che si respira oggi è pesante. Il clima è quasi da coprifuoco, un cronista di Borderline24 che stamattina era sul luogo del delitto per fare qualche foto è stato allontanato minacciosamente da un uomo. “Vattene da qui”, il “consiglio” dato al giornalista.

Il 33enne era molto conosciuto nella zona, era agli arresti domiciliari a casa dei nonni. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori sarebbe stato ucciso proprio davanti agli occhi dei nonni materni da una persona sola, mentre un altro uomo era fuori dalla palazzina a fare da “palo”. Andolfi era stato arrestato nel 2011 dalla polizia e in seguito condannato dopo aver compiuto insieme a un complice – questa l’accusa – quattro rapine a mano armata in successione in una sola notte.

Contro il 33enne sono stati sparati tre colpi di pistola calibro 9×21, uno dei quali l’ha colpito ad un fianco. Non è ancora chiaro come il killer sia riuscito a entrare nell’appartamento nel quale si trovavano i nonni della vittima. Un’ipotesi è che il ragazzo conoscesse chi lo ha ucciso e, forse, si fidasse anche di lui. Potrebbe, quindi, aver aperto lui stesso la porta al suo assassino.


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