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Dopo il maxi-blitz del novembre scorso che aveva portato 26 persone in manette, altri tre indagati, tutti italiani, sono finiti in carcere nell’ambito dell’indagine della Dda di Napoli denominata “Smoke Snake”, che ha portato alla luce nei mesi scorsi l’esistenza di un fiorente traffico di droga sulla rotta turca-albanese, gestito da un’associazione italo-albanese, con terminali per lo spaccio i comuni del Casertano e dell’hinterland partenopeo, come Casandrino, Grumo Nevano, Melito ed Acerra.

Tra le circostanze emerse durante l’inchiesta quella di una donna italiana incinta – anch’essa indagata – che ha cercato di eludere la dogana al porto di Bari nascondendo la droga nella panciera premaman. Questa mattina i finanzieri di Marcianise hanno probabilmente chiuso il cerchio dell’indagine, in quanto hanno arrestato su ordine del gip di Napoli un 48enne di Giugliano in Campania, che oltre ad essere attivo nello spaccio, avrebbe intrattenuto rapporti diretti con i trafficanti turchi; l’uomo, è emerso, era iscritto da lungo tempo al Sert allo scopo di precostituirsi una scusa nel caso in cui le forze di polizia lo avessero colto in possesso di quantitativi di stupefacente. In carcere è poi finito un 46enne di Sant’Arpino (Caserta), pusher nonché ritenuto ricettatore di armi provenienti da furti in appartamenti, che poi rivendeva alla criminalità locale.

L’ordinanza è stata poi notificata anche ad un 54enne di Sant’Antimo, già arrestato durante a novembre perché trovato in possesso di 64 grammi di eroina (pari ad oltre 600 dosi medie giornaliere), che lui aveva detto fossero per uso personale.


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