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Era un passaggio formale, ma la commissione sanità del consiglio regionale ha espresso, all’unanimità, parere favorevole alle modifiche che riguardano la riorganizzazione dei laboratori privati.

Da quest’anno, i centri di diagnostica dovranno riuscire ad effettuare almeno 100mila prestazioni entro il 31 dicembre, una modifica che sta comportando la scomparsa dei piccoli centri e il loro accorpamento. Insomma, dopo gli ospedali è la volta dei laboratori. La “riforma” non riguarda solo il privato ma anche il pubblico: solamente negli ospedali di II livello – ad esempio il Fazzi di Lecce, il Perrino di Brindisi, il Santissima Annunziata a Taranto o il Policlinico di Bari – saranno attivi laboratori H24 e sarà qui che si concentrerà l’attività principale. Gli esami più importanti e complessi, quelli che necessitano di competenze maggiori e strumentazione più all’avanguardia, verranno eseguiti solo nelle strutture “hub”. Gli altri laboratori, quelli presenti negli ospedali di base o di primo livello, avranno compiti diversi che potranno essere di semplice prelievo del sangue, ad esempio, oppure di analisi più comuni. Negli ospedali di primo livello i laboratori saranno aperti H12, mentre in quelli di base per 6 ore al giorno. Il numero dei centri resta immutato, ma nella sostanza le prestazioni si concentreranno su 7-8 laboratori di eccellenza, poco più di uno per provincia.

Il governo guidato da Michele Emiliano ha fissato per il 31 dicembre 2018 la data ultima per dare piena attuazione a questo processo di riorganizzazione che permetterà di razionalizzare le risorse. L’obiettivo finale è quello di creare una rete di servizi di medicina di laboratorio. Dal punto di vista logistico la nuova rete sarà strutturata con un laboratorio di riferimento con settori specialistici, ospitato all’interno dell’ospedale hub, dotato di strumentazione innovativa e capace di realizzare almeno due milioni di analisi l’anno. La rete, poi, si svilupperà nei laboratori più piccoli e decentrati attivi, negli altri presidi ospedalieri.

Parallelamente, anche i laboratori privati, da quest’anno, devono adeguarsi alle nuove regole: entro il 31 dicembre del 2018, per continuare ad esistere, dovranno garantire almeno 100mila prestazioni all’anno, entro la stessa data del 2019, invece, il numero di esami salirà a 200mila. Delle 240 strutture regionali pochissime raggiungono questo limite, solamente una fetta che oscilla dal 2 al 5%: secondo i dati degli ultimi anni, infatti, 123 centri non arrivano alle 50mila prestazioni annuali, altri 110 si fermano sotto 100mila e solo 8 laboratori sfiorano la soglia delle 200mila prestazioni. Quindi, ad oggi dei 240 centri attivi 232 sarebbero destinati alla chiusura e all’accorpamento.


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