Trasferta da incubo. Non è un format televisivo, ma il titolo della disavventura vissuta dagli atleti dell’HBari2003 di basket in carrozzina, di rientro dalle sfide in terra siciliana. “Gli atleti dell’HBari2003 in gabbia all’aeroporto di Palermo: sono rimasti chiusi in una Ambulifte per venti minuti – raccontano gli interessati – in attesa di imbarcarsi nell’aeromobile per Roma. Il disguido, invero, è stato preceduto da altra difficoltà verificatasi al momento dell’arrivo in aeroporto per l’imbarco verso Roma, quando si è reso necessario parcheggiare i mezzi noleggiati, per permettere la discesa degli atleti e il trasporto di tutta l’attrezzatura di gara e personale della squadra. Essendo impossibile utilizzare la zona antistante l’ingresso se non per pochi minuti, comunque assolutamente insufficienti rispetto alle esigenze concrete degli atleti. Sosta alla quale conseguirà la notifica di salate multe a carico degli autisti accompagnatori della squadra. La beffa, in verità, è nel fatto che alcuna cartellonistica avvisa dei divieti, tanto più estesi anche ai portatori di disabilità”.

Voto negativo anche per l’assistenza riservata ai disabili da parte del personale di aeroporto.

Ma le disavventure non sono finite qui. Oltre il danno anche la beffa. “Una volta atterrati a Roma Fiumicino, tre dei sette atleti richiedenti assistenza hanno dovuto aspettare ben 50 minuti per ricevere la propria carrozzina da passeggio. A detta del personale, le carrozzine sarebbero state caricate con i bagagli e consegnate direttamente a Bari nonostante la precisa richiesta alla partenza di riceverle subito allo sbarco di Roma”. Una richiesta fatta espressamente per poter garantire agli atleti la mobilità e la possibilità di muoversi in aeroporto per espletare i propri bisogni fisiologici prima del successivo imbarco. Solo la caparbia determinazione degli stessi atleti ha permesso loro, sebbene con una lunga attesa, di esercitare quello che, ben può definirsi, il proprio diritto alla “libera ed autonoma circolazione”, già frequentemente impedita dalle barriere architettoniche. Il disagio ha provocato, ovviamente, anche il ritardo del volo successivo per i 50 minuti necessari a far scendere gli atleti dall’aeromobile.

La trasferta si è conclusa in modo ancor peggiore con la inverosimile rinnovata impossibilità di usufruire della propria sedia una volta atterrati all’aeroporto di Bari Palese. “Agli atleti – racconta la nota del club – è stata comunicata, senza giustificazione plausibile, l’assenza dei proprio mezzo a rotelle e quindi di dover essere trasportati verso la sala bagagli utilizzando le sedie da corridoio per l’aeroplano. Sedie, ad usare un termine eufemistico, “poco dignitose” non solo perché fisicamente dannose per persone già provate da tutte le precedenti disavventure ma per l stesso decoro dei componenti in sedia della squadra. Un fine viaggio imbarazzante dal punto di vista dell’impatto sociale essendo stati costretti ad aggirarsi tra le centinaia di persone presenti in aeroporto con un mezzo non degno della persona. Fatto ancora grave – conclude la HBari2003 – è il fatto che a Bari abbiamo trovato le nostre carrozzine ammassate come rottami e, non hanno tenuto conto che sono ausili essenziali per una persona disabile. Altresì sono ausili che hanno un valore di tremila euro e questi si sono permessi di trasportarle come “ferro vecchio”. Insomma per gli atleti baresi una trasferta da dimenticare.premesso che il biglietto è costato per ogni atleta 210 euro.

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