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“Dio solo sa quando oggi avremmo bisogno della profezia di pace di don Tonino Bello”. Lo ha detto l’ex presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, a margine della tavola rotonda dal titolo “La Puglia arca di pace. L’attualità della profezia di don Tonino Bello tra dimensione regionale e un mondo in mutamento” organizzata dall’Università di Bari in occasione del 25esimo anniversario della morte di don Tonino Bello, vescovo di Molfetta di origini salentine ed ex presidente del Movimento cattolico pacifista “Pax Christi”.

Proprio per ricordare don Tonino Bello sarà in Puglia venerdì Papa Francesco. “Le guerre che si sono avvicendate nel corso degli ultimi decenni – ha detto Vendola – hanno dimostrato quanta ragione ci fosse nella profezia di pace di don Tonino Bello. Ciascuna di quelle guerre, in Iraq, in Afghanistan, in Libia, in Siria, ha peggiorato drammaticamente le condizioni di vita di milioni di persone, ha reso il mondo un luogo molto più instabile, ha dato al partito del terrore, in ogni parte del globo, una ragione per seminare odio e violenza. Oggi don Tonino Bello chiederebbe alla politica di uscire dalla pozzanghera, di alzare gli occhi al cielo, di interrogarsi sul destino dell’umanità. Basti immaginare che cosa è oggi la corsa al riarmo e l’abolizione nel lessico politico della parola disarmo. Ma parlare di pace – ha detto Vendola – significa essere assimilati a dei sognatori, a degli utopisti, non rendendosi conto che l’unico realismo possibile nel mondo di oggi è il realismo della pace”.

Alla tavola rotonda oltre al rettore dell’Università di Bari, Felice Antonio Uricchio, ha partecipato monsignor Giovanni Ricchiuti, vescovo di Altamura e attuale presidente nazionale di “Pax Christi”, il quale ha definito il pensiero di don Tonino Bello “tragicamente attuale”. “Siamo di fronte – ha detto monsignor Ricchiuti – ad una drammatica constatazione, che anche don Tonino in questi giorni avrebbe denunciato: che questa politica, questa umanità nostra, non si arrende ad una logica diversa da quella della violenza e della guerra, che è quella del dialogo. Mostrare i muscoli è sempre preferito allo stringersi la mano. Il popolo della pace deve cercare le strade, nelle piazze fisiche e virtuali, per far sentire la sua voce, raccogliendo con audacia il testimone di don Tonino”.


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