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Futuro di nuovo in bilico per Ferrovie Sud Est. Il Consiglio di Stato ha tramesso alla Corte di giustizia dell’Unione europea il ricorso che era stato presentato dalla cordata composta dalle società Arriva Italia, Ferrotramviaria e Cotrap: le aziende, a fine 2016, avevano contestato il passaggio di Fse in Ferrovie dello Stato italiane, sollevando dubbi anche sul versamento di 70 milioni di euro (non ancora spesi) da parte dello Stato nelle casse dissestate dell’azienda di trasporto pugliese.

In sostanza, adesso la palla passa ai giudici europei, chiamati a sciogliere due dubbi: il primo, se i 70 milioni di euro possano configurarsi come aiuto di Stato, in quel caso sarebbe illegittimo perché vietato dai regolamenti comunitari; secondo punto, la Corte di giustizia europea dovrà stabilire se è stata corretta la procedura di trasferimento delle quote societarie da Fse a Fsi, o se fosse necessario seguire la strada della gara pubblica europea. Due questioni di non poco conto che potrebbero rimettere in gioco la questione della proprietà di Ferrovie Sud Est e, di conseguenza, il suo futuro.

“Il Consiglio di Stato – si legge nel provvedimento adottato da Consiglio di Stato, quinta sezione – rimette alla Corte di giustizia dell’Unione europea la questione pregiudiziale e, riservata ogni altra decisione, anche sulle spese, sospende il giudizio”. Adesso la palla passa ai giudici europei. Tutto nasce da due ricorsi che Arriva Italia, Ferrotramviaria e Cotrap presentarono nel 2016 al Tar: nel primo , la cordata sosteneva che fosse necessaria una gara pubblica per la vendita di Fse e non un semplice passaggio di quote societaria dal ministero dei Trasporti a quello dell’Economia. Il Tar, invece, giudicò legittima l’operazione sostenendo la tesi della difesa: era nelle facoltà del ministero dei Trasporti optare per la conservazione dell’asset patrimoniale in mano pubblica dell’azienda di trasporto pugliese. Nel secondo ricorso parallelo, Arriva Italia, Ferrotramviaria e Cotrap contestarono pure lo stanziamento di 70 milioni di euro da parte del governo per ripianare una parte dei debiti di Fse: a loro avviso potrebbe configurarsi l’aiuto di Stato, vietato dalle leggi europee. Anche su questo punto, il Tar del Lazio non accolse le ragioni della cordata, sostenendo che fosse una tesi tutta da dimostrare, eventualmente in un’altra sede. Rigettati i due ricorsi, la cordata ha fatto appello al Consiglio di Stato, secondo e ultimo grado di giudizio. I magistrati, però, hanno sospeso ogni giudizio e chiesto alla Corte di giustizia dell’Unione europea di esprimersi nel merito delle due questioni.


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