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La Corte di Assise di Foggia ha accolto la richiesta di costituzione di parte civile presentata dalla Regione Puglia nel processo per il femminicidio di Federica Ventura, la giovane madre uccisa dal marito, Fernando Carella, il 16 febbraio scorso a Troia. Insieme alla Regione, a fianco della famiglia di Federica, anche i Centri antiviolenza “Telefono Donna” di Foggia, e“Giulia e Rossella” di Barletta.

 “La decisione di costituirsi parte civile in un processo per femminicidio – ha detto il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano – ha una forte valenza simbolica perché afferma, anche nelle aule dei Tribunali, che la violenza sulle donne non è mai una questione privata ma costituisce una profonda ferita per la società tutta, e che è responsabilità di tutti e di ciascuno adoperasi per contrastarla, a cominciare dalla pubbliche istituzioni”.

Emiliano ha sottolineato come “le donne in Italia continuino ad essere uccise, stuprate e molestate.  E troppi sono i figli testimoni di tanta violenza e crudeltà”.

“Non è possibile cambiare questa drammatica realtà se non ci adoperiamo tutti per un profondo e radicale mutamento di una cultura e  di una concezione distorta delle relazioni uomo-donna che ancora oggi minano l’autodeterminazione, la libertà e finanche la vita delle donne”.

“Noi – ha concluso Emiliano – continueremo con determinazione ad impegnarci affinchè siano assicurati i servizi e gli interventi a sostegno delle donne, sole o con figli, che chiedono di essere aiutate ad uscire dalle situazioni di violenza, troppo spesso intrafamiliare, e perché si continui a sensibilizzare tutta l’opinione pubblica sulla necessità di riconoscere, prevenire e  contrastare tutte le tipologie di violenza contro le donne e i minori, schierandosi sempre dalla parte di chi la violenza la subisce”.

La Regione Puglia, per la prima volta, si era costituita parte civile nel processo per femminicidio istruito a Bari, relativo alla morte della ventinovenne italo-brasiliana Bruna Bovino uccisa il 12 Dicembre del 2013 a Mola di Bari, grazie alla previsione contenuta nella Legge Regionale n. 29 del 2014 “Norme per la prevenzione e il contrasto della violenza di genere, il sostegno alle vittime, la promozione della libertà e dell’autodeterminazione delle donne”.


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