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Gli avvocati della famiglia di Ivan Ciullo, il deejay di 34 anni, di Racale, trovato morto nelle campagne di Acquarica del Capo il 22 giugno del 2015, hanno presentato stamane al tribunale di Lecce una istanza di riapertura del caso che la Procura e gli inquirenti hanno derubricato a suicidio per impiccagione tramite un cavo microfonico attaccato a un albero.

A ottobre scorso il gip del Tribunale Vincenzo Brancato aveva disposto l’archiviazione. I due legali, accompagnati dalla madre Rita e dal marito di quest’ultima Sergio, hanno depositato due consulenze di parte, una del criminologo Roberto Lazzari e una del medico legale Giuseppe Panichi, “dalle quali si evince in maniera incontrovertibile – dice l’avvocato Maci all’Adnkronos- che si sia trattato di un omicidio, perché  ci sono degli elementi desunti dall’esame della documentazione e delle foto anche del cadavere, incompatibili con un suicidio e una impiccagione, seppure parziale”.

La famiglia chiede la riesumazione del corpo del deejay e l’effettuazione dell’autopsia che non è mai stata fatta, nonostante la famiglia l’abbia chiesta più volte. “Il caso è stato derubricato come un suicidio – sottolinea l’avvocato Maci – per cui gli inquirenti non hanno ritenuto di dover fare l’autopsia limitandosi a una osservazione del cadavere come si fa quando si dà per certo il suicidio. In realtà secondo noi l’autopsia potrebbe risolvere quanto meno i dubbi si affollano nella mente dei genitori”.


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