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«Oggi comunico la mia disponibilità a candidarmi sindaco della città, alla testa di una coalizione progressista, civica e moderata. Profondamente convinto che progressismo e moderatismo possono camminare assieme ed essere felice sintesi politica di un progetto di governo cittadino». Lo ha detto oggi Carlo Salvemini, decaduto dal ruolo di sindaco di Lecce lo scorso 7 gennaio, dopo essere stato eletto per il centrosinistra a giugno del 2017, senza avere in partenza, a causa del fenomeno noto come ‘anatra zoppà, una maggioranza in Consiglio. Anche le sentenze della magistratura amministrativa non erano state favorevoli a Salvemini.

La situazione da marzo 2018 sembrava risolta mediante un accordo politico con un gruppo (Grande Lecce) di tre consiglieri eletto nella coalizione avversaria fino all’approvazione a fine anno da parte del consiglio comunale della manovra di salvataggio finanziario con 15 voti favorevoli e 16 astenuti. Un atto che aveva mostrato la debolezza della maggioranza politica in consiglio. A quel punto il sindaco si era dimesso e contestualmente lo avevano fatto anche 16 consiglieri facendolo decadere immediatamente sindaco e consiglio. «Finisce oggi il mio periodo di riflessione», ha aggiunto Salvemini.

«Chi fa politica è una persona come le altre, vive l’emozione, la stanchezza, la pesantezza emotiva di alcuni passaggi, come quello del 7 gennaio scorso. C’era per me bisogno di recuperare la lucidità, di provare a guardare le cose che sono avvenute con un distacco maggiore. Il tempo della riflessione è stato dunque un tempo investito per arrivare a questo appuntamento con la lucidità, l’animo e la condizione fisica, emotiva, mentale indispensabili per partire verso un nuovo traguardo».


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