In caso di superamento dei tempi i direttori delle Asl possono autorizzare esami e visite da operatori accreditati o aumentare le ore ai medici specialisti interni, sforando anche il budget. È la principale modifica che è stata apportata ieri alla nuova legge regionale sulle liste di attesa nella sanità, approvata dopo dieci ore di discussioni e polemiche.

Il nuovo provvedimento prevede che ogni due mesi i manager pubblichino i dati sulle liste di attesa. Le prenotazioni dovranno tutte passare dai Cup e se l’utente non rispetterà la prenotazione non presentandosi il giorno della visita dovrà pagare interamente l’importo anche se esente. I manager che non riusciranno a ridurre le liste di attesa nelle loro Asl saranno a rischio licenziamento. Annullata la norma che prevedeva la sospensione dell’attività privata dei medici.

“Cose mai viste – tuona Fabiano Amati, promotore della legge che non ha approvato – rinviare e tergiversare per più di un anno per poi dire che i voti di alcuni medici valgono più delle persone in fila al Cup. E la cosa più grave è che si è approfittato della nostra proposta di legge per introdurre un aumento di budget in favore dei privati, come se fossimo procacciatori d’affari per l’attività privata”.

La legge è passata  con soli 20 voti a favore e 12 contrari. Il testo iniziale è stato modificato radicalmente  da due emendamenti  presentati dai consiglieri Paolo Pellegrino (La Puglia con Emiliano) e Ignazio Zullo (Direzione Italia) con l’ok di Emiliano e della giunta. Con Amati hanno votato contro anche coloro che avevano sottoscritto il primo testo del provvedimento (Sergio Blasi, Donato Pentassuglia, Ruggiero Mennea, Gianni Liviano, Enzo Colonna).

 

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