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Nel 2017 e nel 2018 a Taranto risultano rispettati i valori limite per PM10, PM2.5, biossido di azoto, benzene, monossido di carbonio e biossido di zolfo, il valore obiettivo per il benzo(a)pirene, nichel, arsenico, cadmio, piombo. Gli unici superamenti riguardano l’ozono, ma è in rialzo la diossina. È quanto emerge dalla relazione fornita da Ispra e Arpa al sindaco di Taranto Rinaldo Melucci.

Le analisi dei risultati della rete interna all’impianto Arcelor Mittal «a partire dall’aprile 2017 – aggiungono Ispra e Arpa – mostrano che presso le tre postazioni dell’area a caldo i valori sono significativamente più elevati rispetto a quelli rilevati nell’area a freddo». Dalla rete deposimetrica dislocata sul territorio esternamente all’impianto siderurgico e gestita da Arpa Puglia è emerso che «a partire dall’anno 2013 i livelli sono gradualmente diminuiti fino a valori che è possibile definire prossimi al fondo urbano fino al 2017. Nel corso degli ultimi due anni, invece, si è registrato un lieve aumento per tutte le postazioni. Nel caso della Masseria Carmine si è registrato un incremento significativo per il periodo giugno-ottobre 2018 che ha riportato la media annuale agli stessi ordini di grandezza pre-2012».

Sono stati «osservati contemporaneamente – precisano gli organi di controllo – analoghi picchi nella rete deposimetrica interna all’impianto ArcelorMittal, in particolare per la postazione cokeria». Inoltre, per quanto riguarda il sistema di campionamento di lungo termine (in continuo) delle emissioni convogliate di diossine sul camino E312 dell’impianto AGL2, «nel corso delle campagne in parallelo dell’anno 2017 è stato registrato un valore di 1,54 ngTE/Nm3 per la media del mese di settembre. Una quantità – puntualizzano Ispra e Arpa – non più rilevata da oltre un lustro, a dimostrazione che l’impianto è ancora in grado di generare emissioni particolarmente rilevanti».


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