Il 29 giugno 2019, Bari ospiterà per la terza volta la manifestazione dell’orgoglio LGBTQI: una giornata di mobilitazione nata dalla volontà di tutte le associazioni arcobaleno e le realtà attive nell’ambito dei diritti sociali e civili. Intorno a questo obiettivo si è stretta una rete che già quotidianamente lavora in sinergia nella nostra città, creando un percorso di riflessione politica sulla fase di regressione generale dei diritti conquistati, sulle battaglie di avanzamento che si prospettano per il movimento LGBTQI, nonché di riflessione sulle lotte passate e su come quelle rivendicazioni vivano nei giorni nostri.
“A distanza di due anni dall’ultimo percorso Pride che ci ha visti protagonisti, per noi ha un enorme significato vedere le assemblee del Movimento Bari Pride partecipate da tante realtà: significa che siamo riusciti ad applicare anche nella nostra pratica quotidiana l’intersezionalità che è tema della Manifestazione” dichiara Matteo Nigri, portavoce del Bari Pride.
“Le violenze e le discriminazioni che vive la comunità LGBTQI non sono qualcosa di limitato a pochi singoli, provengono dalla stessa radice che attacca le persone migranti, le donne, le persone con fragilità psichica o povere – continua –  Ciascuno di noi può essere etichettato ed emarginato per la propria identità: lottiamo per abbattere questo clima di odio che coinvolge tutte e tutti.”
“Nel 2019 ricorre un anniversario molto importante per il Movimento LGBTQI, ovvero i 50 anni dai moti di Stonewall, la prima manifestazione di orgoglio omosessuale nella città di New York. Ricordiamo questa data non solo come dato storico: in quel 28 giugno 1969 furono le donne trans ad essere in prima fila contro le violenze della Polizia, e tutt’ora dobbiamo registrare come le persone trans vivono una invisibilità (che si trasforma in emarginazione e sopruso) nella vita lavorativa e sociale” dichiara Carolina Velati, portavoce del Bari Pride.
“Oggi come 50 anni fa – conclude –  non lottiamo per acquisire privilegi uno alla volta, ma perché venga rotto un sistema sociale ed economico che deve vedere necessariamente la sottomissione, l’emarginazione e lo sfruttamento di una parte di popolazione per reggersi”.
Bif&st 2019 Bari
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1 COMMENTO

  1. Come sempre in queste manifestazioni si parte dal presupposto, tutto da verificare, che ci sia ancora una “discriminazione”. E questo apre la strada al solito buttiamo che non avrebbe più ragione di esistere. A meno che non si voglia anche in questo campo creare privilegi o categorie protette.

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