Prima assessore nella giunta comunale Emiliano, poi sindaco per cinque anni: ora Antonio Decaro spera nel bis. A Borderline24 racconta il “Decaro papà e il “Decaro sindaco”, tra scelte che non rifarebbe, piccoli rammarici e nuovi obiettivi.

Le è capitato di postare su Facebook foto con le sue figlie, “rimproverandosi” di non riuscire ad essere sempre presente. Come si concilia la vita da sindaco con quella di padre e marito?

“Quando ho scelto di candidarmi a sindaco della mia città, sapevo di dover rinunciare a qualcosa e che sicuramente avrei rinunciato a del tempo da trascorrere con la mia famiglia. Avevo già fatto l’assessore e conoscevo bene il livello d’impegno che il governo della città richiede. Quando mia figlia minore, Chiara, ha compiuto 10 anni lo scorso febbraio, ho voluto ritagliarmi una serata per tornare a casa e partecipare alla sua festa. In quel momento mi sono ricordato che il giorno in cui è nata io ero impegnato in un’altra campagna elettorale e arrivai tardissimo in ospedale per conoscerla. Dopo dieci anni ho cercato di fare meglio e ho lasciato gli impegni per essere con lei”.

 Come è nata la passione per la politica e quando ha iniziato questa seconda “carriera”?

Nonostante venga da una famiglia in cui la passione politica si respira da sempre, non ho mai fatto politica attiva fino a quando mi sono cimentato con l’amministrazione. Ho cominciato da “tecnico”, chiamato da Emiliano a svolgere un ruolo, quello di assessore al traffico, per il quale avevo studiato, avevo delle competenze. E successivamente ho sempre cercato di interpretare il mio ruolo nelle istituzioni con spirito concreto, pratico: comprendere le esigenze dei cittadini e trovare le risposte migliori. La politica per me non è carriera, come dico sempre quando smetterò di fare il sindaco tornerò a fare l’ingegnere. La politica per me è servizio e mi ha regalato l’esperienza umana più bella della mia vita”.

Quali sono i suoi mentori nella vita e nella politica?

“Sarebbe difficile compilare un elenco senza dimenticare qualcuno. Diciamo che ho delle persone che per me rappresentano dei punti di riferimento e tanti amici con cui condivido il mio percorso. Da mio padre, che più di tutti mi ha insegnato nella vita, ho imparato ad amare la mia città e ad avere rispetto della fiducia che i cittadini ti consegnano onorandoti del proprio voto”.

Quando e perché ha deciso di fare il sindaco?

“Quella di candidarmi a sindaco per la prima volta, nel 2014, è stata una decisione difficile, molti sanno che stavo portando avanti un altro percorso politico. Poi ho sentito forte la spinta delle persone, il sostegno di tante persone che credevano in me e mi chiedevano di affrontare questa sfida. Di certo, però, molto del lavoro di sindaco l’ho imparato facendolo. E, più di ogni altra cosa, ho imparato che è davvero il lavoro più bello del mondo. Il resto, come la ricandidatura che mi vede impegnato in questi giorni in una appassionante campagna elettorale, è venuto da sé.

Quali sono le sue tre passioni maggiori? 

“Ormai lo sanno tutti, amo cantare e in questi anni non ho perso l’occasione di cimentarmi in esibizioni, anche pubbliche, di karaoke, non sempre con i risultati sperati”.

Se potesse tornare indietro, quale decisione o atto non rifarebbe da sindaco?

“Forse avremmo dovuto approfondire maggiormente il percorso di partecipazione con i cittadini per la riqualificazione di via Sparano, come abbiamo fatto per esempio per il parco Rossani. Se avessimo parlato di più per tempo, forse avremmo evitato tante polemiche”.

Qual è invece il punto del suo programma a cui più tiene?

“L’estensione del servizio di raccolta porta a porta e “cassonetti zero”, in modalità differenti in tutta la città, perché dobbiamo continuare ad investire con convinzione sul nostro territorio e sull’ambiente. E poi il potenziamento del trasporto pubblico, per una città sempre più efficiente e sostenibile”.

Ha ripetuto più volte che non avrebbe allargato la coalizione, soprattutto a destra, ma c’è una lista che fa chiaramente riferimento a Massimo Cassano e che la sostiene. Ha cambiato idea strada facendo?

“Non ho affatto cambiato idea. Ho rivendicato il diritto di scegliere i miei alleati, senza lasciare spazio a manovre per calcolo elettorale. Ho una coalizione che si ritrova su un programma comune. Come ho detto più volte, non sarò io a spezzare la matita di chi vorrà sostenere alcuni consiglieri candidati nella mia coalizione”.

La coalizione che vince a Bari ha ottime possibilità di imporsi l’anno prossimo alle Regionali. Sente il peso anche di questa responsabilità?

“Io sento il peso della responsabilità della fiducia che fino ad ora mi hanno concesso i miei cittadini”.

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