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Il calvario della piccola Anna Maria dura da due anni, da quando nel luglio del 2017 in una sala ricevimenti pugliese, chiese ad un cameriere un bicchiere d’acqua. Ma ricevette un liquido con all’interno della soda caustica che le distrusse l’esofago.

Da allora Anna Maria, oggi 11 anni, ha subito 40 operazioni per la dilatazione dell’esofago nell’ospedale di Parma. A raccontare la sua storia è il papà Giovanni. “Un calvario – racconta – da quella terribile sera. Inizialmente si era pensato fosse per colpa di una allergia alimentare. Purtroppo la sostanza bevuta da mia figlia era inodore e insapore. Per fortuna aveva lo stomaco pieno. I carabinieri hanno poi sequestrato quell’acido, con ph 14, terribile. Ha distrutto nostra figlia”.

Da allora la piccola ha subito 40 interventi in anestesia totale per permettere la dilatazione dell’esofago e scongiurare il trapianto. “Mia figlia deve mangiare tutto frullato o comunque morbido – continua il suo racconto – ogni 21 giorni dobbiamo andare a Parma, nel centro specializzato diretto dal professore Gianluigi De Angelis, un luminare esperto in queste patologie”.

Due le cause in corso: quella civile per il risarcimento danni e quella penale che inizierà a novembre. “In questi due anni il danno economico è stato di minimo 50mila euro tra medicine, operazioni, viaggi della speranza, senza considerare i problemi lavorativi – conclude Giovanni – ma la cosa che più ci devasta è vedere nostra figlia in quelle condizioni: mangiare in piedi, molte volte si trova a vomitare perché non riesce ad ingoiare a causa del blocco dell’esofago. Aveva chiesto solo un bicchiere d’acqua. Non è facile per noi, non è facile vivere questa angoscia. Vogliamo solo giustizia”.


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