“Adoro i cani, ma non i loro bisogni vicino alla mia vetrina. Vorrei sensibilizzare il lurido, che non raccoglie, con questo cartello. Scritto in doppia lingua”. A protestare è una commerciante di via Manzoni, stufa ogni giorno di dover ripulire la sua vetrina dalla pipì di cani o, peggio ancora, dalla cacca.

“La mia vetrina non è un wc del tuo cane, i bisogni può farli più lontano. E ricordati di raccoglierli e buttare l’acqua, capito?”, è il messaggio scritto su un foglio e attaccato vicino al suo negozio. Il problema è sentito da tutti i residenti, anche perché la carenza di igiene fa proliferare le blatte.

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1 COMMENTO

  1. Infatti, troppo spesso la “bonifica” della pipi di Dudu” è considerata solo un optional dai padroni dei cani a differenza della popò sulla quale si conviene tutti o quasi.
    La legge parla invece espressamente di “deiezioni canine” in generale senza distinguere. La bottiglietta d’acqua per pulire la pipì deve far parte del corredo.
    Ma per favore non diciamo che le blatte vengono incrementate dalla pipì dei cani perché non c’è alcun riscontro scientifico. Una leggenda metropolitana. Comunque se il proprietario del locale vuol tenere lontano i cani non deve far altro che spruzzare un po’ di ammoniaca nei dintorni.

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