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La Corte di Appello di Bari, sezione Lavoro, ha accolto il ricorso di un ex dipendente di Alitalia – ribaltando la precedente sentenza di primo grado del Tribunale di Trani – riconoscendogli le maggiorazioni contributive per esposizione ad amianto ai fini del prepensionamento e condannando così l’Inps al pagamento del risarcimento contributivo.

Il lavoratore, un tecnico di terra residente nel nord barese, «è stato esposto ad amianto utilizzato nella componentistica degli aeromobili, dalle guarnizioni, alle coibentazioni, alla struttura, compreso il vano motore, tanto da determinare un’elevata condizione di rischio che supera la soglia di 100 fibre/litro per una media giornaliera di 8 ore lavorative, per un periodo ultradecennale».

Lo spiega una nota dell’Osservatorio Nazionale Amianto che, con l’avvocato Ezio Bonanni, ha assistito l’ex dipendente Alitalia. L’uomo ha lavorato per la compagnia aerea fino al 2016. La Corte ha riconosciuto i «benefici pensionistici in riferimento ai contributi relativi al periodo di lavoro dal 1989 al 2003», ordinando all’Inps di «rettificare la posizione contributiva». «La pronuncia della Corte di Appello di Bari – commenta il legale – apre un nuovo filone sul riconoscimento di questi diritti per coloro che hanno lavorato in Alitalia».

«In Puglia – dichiara ancora l’avvocato Bonanni, che è anche componente della Commissione Nazionale Amianto del Ministero dell’Ambiente – vi è un comportamento discutibile dell’INPS che nega il diritto al prepensionamento per i lavoratori esposti ad amianto e che, per loro fortuna, non si sono ancora ammalati».


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