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Era la notte tra il 20 e il 21 febbraio del 2016 quando il 23enne Davide D’Accolti, musicista e studente di Ingegneria, perse la vita in un incidente stradale, travolto da Giovanni Palumbo sulla statale 16. Palumbo guidava ubriaco, sotto l’effetto di droga e contromano. Oggi Palumbo, 33enne di Noicattaro, che dallo scontro è rimasto invalido al 70 per cento, è stato condannato a tre anni e otto mesi per omicidio colposo, aggravato dalla violazione delle norme del Codice della strada e dall’uso di alcol e droghe.

“In buona sostanza l’assassino di mio figlio – scrive con rabbia il padre di Davide D’Accolti su Facebook –  Giovanni Palumbo, almeno questo ora si può dire, ha ottenuto il suo miglior risultato. Il giudice, che risponde alla legge e alla sua coscienza, dice ai tanti Palumbo, cosa gli aspetta se lucidamente decidono di mettersi in macchina drogarsi, ubriacarsi ed uccidere il primo che gli capiti, malgrado tanti gli hanno segnalato con i fari che stava correndo a 160 chilometri circa e contromano”.

Il pubblico ministero Ruggiero aveva chiesto il massimo della pena pari a 5 anni e 8 mesi con la diminuente del rito abbreviato. Prima della sentenza, l’imputato ha chiesto scusa ai familiari della vittima. La Fondazione Ciao Vinny onlus, ammessa come parte civile nel processo, ha annunciato immediatamente l’intenzione di procedere con il ricorso attraverso il suo difensore, avv. Pierfrancesco Clemente. “Sull’aspetto giuridico non possiamo dire nulla, perché il fatto è avvenuto prima dell’introduzione dell’omicidio stradale. Tuttavia come Fondazione riteniamo che la legge sull’omicidio stradale presenti dei buchi che speriamo vengano colmati. Ci siamo costituiti parte civile per stare vicini alle vittime – commenta Lorenzo Moretti, vice-presidente della Fondazione -. Spesso accade che le famiglie delle vittime si ritrovino da sole ad affrontare un processo. Questo è quello che è successo a Gianni, papà di Davide. Non solo ha perso il figlio ma vede anche uno Stato che non rende giustizia al suo nome. Con il nostro lavoro vogliamo essere al suo fianco e quello della sua famiglia fino all’ultimo atto di questo doloroso e brutto percorso, ma anche dopo. Ed eventualmente, in caso di un risarcimento riconosciuto alla nostra Fondazione, attivare nuove iniziative per l’educazione stradale”. Il padre di Davide, al termine dell’udienza, con le lacrime agli occhi ha commentato la sentenza:  “Chi ha ucciso mio figlio tornerà a casa. Noi iniziamo a non ricordare più la voce e gli odori di Davide. Darei la mia vita per riabbracciarlo un solo istante”.

(in foto la vittima, Davide d’Accolti- foto Facebook)


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