Sono giorni di tensione a Taranto. Da un lato si è svolto il sit-in dei cittadini, comitati e associazioni del fronte anti-Ilva a Taranto, nei pressi del ponte girevole. E’ stato allestito un banchetto in cui si realizzano cartelli, striscioni e volantini con frasi che invocano la chiusura della fabbrica e la tutela della salute. A manifestare ci sono anche genitori di bambini morti per malattie che ritengono legate all’inquinamento. Sui social circola l’appello a “mamme, papà, nonni e cittadini” a raggiungere il luogo del presidio per invocare “una Taranto libera dai veleni”.

Dall’altro ci sono i commenti dei vari esponenti di governo e dei partiti d’opposizione. Lo scudo penale è stato già proposto ma A.Mittal ha confermato i 5 mila esuberi nonostante un contatto firmato solo un anno fa che non prevede questa soluzione. Lo ricorda il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e leader M5s parlando a Uno Mattina. “Il tema è che l’Italia si deve far rispettare, deve far rispettare un contratto e dispiace che i sovranisti stiano dall’altra parte”.

“Soltanto se Mittal venisse a dirci che rispetterà gli impegni previsti dal contratto – cioè produzione nei termini previsti, piena occupazione e acquisto dell’ ex Ilva nel 2021 – potremmo valutare una nuova forma di scudo”. Così il premier Giuseppe Conte in un’intervista a “Il Fatto Quotidiano” in cui parla di “un nuovo incontro a breve con i titolari” e annuncia una “battaglia legale: un procedimento cautelare per ottenere dal Tribunale di Milano una verifica giudiziaria sulle loro e le nostre ragioni entro 7-10 giorni”. E comunque, sottolinea il premier, “lo scudo non è affatto dovuto ad A.Mittal: il contratto che hanno siglato nel 2018 non ne parla” e quando “gliel’ho offerto” per “stanarlo”, “mi ha risposto che se ne sarebbe andato comunque perché il problema è industriale, non giudiziario”.

“L’Ilva o si risana davvero o si chiude. Il processo in corso innesca la produzione incontrollabile di inquinanti a struttura molecolare complessa e sostanze cancerogene persistenti nel comparto acqua-suolo. E’ora di cambiare”. Lo sottolineano una cinquantina di esponenti e simpatizzanti del Pd di Taranto, compresi l’ex sindaco Giovanni Battafarano, il consigliere regionale Michele Mazzarano e l’ex segretario cittadino Tommy Lucarella, in un documento che sarà portato all’assemblea regionale del partito, in programma nel pomeriggio a Taranto con il responsabile per il Mezzogiorno in segreteria nazionale, Nicola Oddati. “Occorre prioritariamente stabilire, su basi scientifiche – prosegue il documento – sulla scorta di una Valutazione preventiva dell’impatto ambientale e sanitario, se e quanto si può produrre nello stato attuale degli impianti e quanto si potrà produrre a Piano ambientale realizzato. Chiunque sarà il gestore degli impianti. Questa sarebbe la vera e unica immunità accettabile”. Le novità tecnologiche, sostengono gli esponenti Pd, “sono rappresentate dal processo a riduzione diretta, che consente la trasformazione del minerale di ferro in ferro spugnoso, detto DRI, prevedendo l’utilizzo di gas naturale. In tutto il mondo esistono ormai numerosi impianti di questo tipo. L’ampia disponibilità di gas (Tap e Tempa rossa) offrirebbe una nuova disponibilità di sviluppo per la Puglia, liberandola dalla morsa del carbone”. 

A Taranto dai lavoratori della ex Ilva “ci andrò quando ci sarà una soluzione: stiamo lavorando, sia pur dall’opposizione, per una soluzione”. Lo ha affermato Matteo Salvini, segretario della Lega, parlando a Lady Radio e dicendo che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte “poteva pensarci prima di mettere a rischio il futuro di una città e di migliaia di lavoratori, non facendo quello che hanno fatto”, per cui da Conte, Zingaretti e Di Maio arrivano ora “lacrime di coccodrillo”.
    Facendo riferimento all’abolizione dello scudo penale per Arcelor Mittal, Salvini ha aggiunto: “Ora vado a dire che Conte, Zingaretti e Di Maio sono irresponsabili? E’ così, ma gli operai hanno bisogno di lavoro, pane, stipendio, futuro, non di colpevoli, per cui stiamo lavorando per una soluzione. Ma adesso è l’Ilva, poi rischia di essere Alitalia, poi la tassa sulla plastica, la tassa sullo zucchero, poi sulle cartine delle sigarette, sui diesel Euro 3: non si va avanti così”.

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