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Il Codacons ha presentato oggi un esposto contro Banca d’Italia sul caso della Popolare di Bari alle Procure di Bari e di Roma (nonché alle Procure di Teramo e Reggio Calabria) in cui si chiede di «accertare il ruolo avuto dall’ente di controllo nella grave situazione di crisi della banca, alla luce delle varie operazioni autorizzate e che hanno incrementato le difficoltà dell’istituto di credito».

Si chiede anche di «disporre il sequestro dell’elenco dei debitori della Popolare di Bari, allo scopo di verificare a chi siano stati concessi prestiti, a quali condizioni e sulla base di quali requisiti». Lo annuncia la stessa associazione dei consumatori. Il Codacons ha dunque chiesto alle Procure di «verificare se la Banca d’Italia abbia omesso di vigilanza ed anzi, concorso, nel crack della Popolare di Bari. Appare inaccettabile, infatti, che la Banca d’Italia non abbia svolto la propria opera di controllo e, anzi, abbia consentito di acquisire ulteriori istituti con criticità abnormi che, sommati alle criticità accertate della banca pugliese, oggi, finiscono per ripercuotersi sui risparmi di oltre 70mila soci». Secondo il Codacons, inoltre, «il mancato controllo esercitato da Banca d’Italia potrebbe configurare un concorso in tutti i reati posti in essere, eventualmente, dagli amministratori della Popolare di Bari. L’associazione chiede anche di disporre il »sequestro della documentazione bancaria capace di far emergere i nomi dei debitori insolventi che in concreto hanno depredato le casse della Banca Popolare di Bari, ricevendo somme senza adeguate garanzie e poi non restituendole«.

“Comprendiamo benissimo le ragioni dei risparmiatori, che vanno tutelati, ma ci sono anche i lavoratori della Banca Popolare di Bari che non sanno cosa li attende, circa 3mila su 13 regioni». A dirlo è Gaetano Errico, segretario generale Fisac Cgil Bari, che con le rappresentanze sindacali dell’azienda e i colleghi delle altre sigle, First Cisl, Uilca, Fabi e Unifin, partecipa ad un sit in davanti alla sede centrale della BpB. «Il sit in – spiega – è organizzato in maniera preventiva per dire ai commissari che ci sono anche i lavoratori, Si parla di azionisti e correntisti ma non dei lavoratori. Vogliamo sapere se in base al modello di banca che i commissari metteranno in piedi con il nuovo piano industriale ci sono rischi per i dipendenti». «Clienti e dipendenti vittime innocenti» c’è scritto su uno degli striscioni esposti. «Non si tratta di salvare la banca, ma l’economia di un intero territorio» aggiunge Errico che, nel chiedere un incontro con i commissari, auspica che «al Governo questa vicenda non diventi un osso elettorale da spolpare».

 


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