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«Abbiamo dato giustizia a uno di quei morti senza voce, che rischiano di rimanere senza identità». Lo ha detto il procuratore aggiunto di Bari, Alessio Coccioli, commentando l’esito dell’indagine della Squadra Mobile che oggi ha portato all’arresto del pregiudicato Ignazio Piumelli per l’omicidio volontario della cittadina polacca Szlezak Malgorzata, detta Margherita, il cui cadavere scheletrito fu trovato nel maggio 2017 in una fabbrica abbandona a Bari, ma il cui decesso risalirebbe al giugno 2012.

«È stata un’indagine invisibile sul mondo degli invisibili», ha detto il pm che ha coordinato le indagini, Gaetano De Bari, sottolineando che «Margherita era una donna dimenticata, nessuno aveva chiesto di lei. Tramite l’Interpol abbiamo fatto indagini anche nel suo Paese dove nessuno, madre e figlio, l’aveva mai reclamata». Dall’ascolto dei testimoni, non solo amici ‘senzatettò della coppia ma anche operatori volontari della Caritas che l’avevano conosciuta, perché i due mangiavano nelle mense dei poveri, emerge la figura di una «donna gentile e molto benvoluta da tutti», che «aveva cercato in più occasioni di sottrarsi alle grinfie del compagno violento».


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