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Sono state eseguite all’alba le perquisizioni locali e sequestro preventivo a fine di confisca di conto corrente e libretti a risparmio intestati a Corrado Paradiso. Il direttore dell’ufficio postale del Comune di Roseto Valfortore (Foggia) che fino al momento del suo licenziamento avvenuto in tronco lo scorso 25 maggio 2018 avrebbe reiteratamente commesso i reati di peculato aggravato e violazione del domicilio informatico delle Poste Italiane. L’ipotesi accusatoria riguarda un contesto temporale che va da febbraio 2017 a ottobre 2017.

Nella detta veste di direttore, nonché operatore unico dell’ufficio postale del Comune di Roseto Valfortore, abusando del suo ruolo avrebbe “spiato” il profilo di una pluralità di risparmiatori al fine di acquisire informazioni circa la tipologia dei loro investimenti per poi “consigliare” loro di effettuare operazioni (per lo più di disinvestimento titoli e relativo reinvestimento) dalle quali faceva scaturire un indebito vantaggio patrimoniale in suo favore.

Per conseguire tale obiettivo Paradiso studiava il profilo dei clienti che versavano in condizioni di minorata difesa (vedi le persone singole, anziane, pensionate, ammalate, residenti all’estero) oppure di quelli sui quali poteva facilmente fare leva in quanto persone che contavano sull’affidabilità che nasceva dal suo ruolo istituzionale. Una volta ottenuto che i clienti dell’ufficio postale da lui diretto avessero disinvestito i propri risparmi, consistenti per lo più in buoni fruttiferi, faceva credere loro che tali titoli avessero maturato interessi per importi inferiori a quelli effettivamente maturati. In tal modo poteva incassare la differenza tra il capitale effettivamente maturato e il minore importo che invece faceva credere detti titoli disinvestiti avessero fruttato.

Per incassare tale “ingiusto” profitto il direttore ricorreva a un duplice stratagemma:
prelevava tale denaro in contanti, ove le casse dell’ufficio postale avessero avuto la relativa capienza; in caso di casse incapienti, formava falsi vaglia circolari, che intestava fittiziamente agli ignari clienti imbrogliati, dei quali contraffaceva la firma di girata allo scopo di poterne incassare il relativo importo: importo che fissava sempre in misura non eccedente la soglia di euro 4.500,00, al fine di non incorrere nei controlli di cui alla normativa antiriciclaggio che, in caso di importi superiori ad euro 4.500,00, sarebbero scaturiti. Tale collaudata strategia permetteva all’uomo di appropriarsi di rilevanti somme di denaro quantificate, allo stato, in oltre euro 150.000. La perquisizione si concludeva con il rinvenimento di denaro contante e documentazione pertinente ai reati in contestazione.


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