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Il crac da circa 2 miliardi di euro della Banca Popolare di Bari ha colpito più o meno direttamente circa 70mila soci, con quote di partecipazione mediamente pari a 2.500 azioni. Mentre Marco e Gianluca Jacobini, padre e figlio, rispettivamente ex presidente ed ex co-direttore generale dell’istituto di credito, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere dopo agli arresti domiciliari dallo scorso 31 gennaio nell’ambito dell’indagine della Procura di Bari. Nel capoluogo pugliese centinaia di piccoli risparmiatori cercano il sostegno della community degli Avvocati dei Consumatori nell’estremo tentativo di recuperare i crediti persi a causa di investimenti rischiosi che hanno causato l’azzeramento dei profitti inizialmente promessi.

Domenico Romito, presidente degli Avvocati dei Consumatori, incontra quotidianamente questi cittadini delusi a un passo dalla rassegnazione. L’obiettivo è il risarcimento ma sarà necessario che il governo e il parlamento sanciscano definitivamente il salvataggio della Popolare di Bari. “E’ un passaggio fondamentale – spiega Romito – perché qualsiasi tipo di rivendicazione in caso di liquidazione coatta diventa tutto teorico, senza un soggetto capace di affrontare le proprie liquidazioni”.

“L’aspetto paradossale – aggiunge Romito – emerso dalle indagini della Procura di Bari è che addirittura questo danaro rastrellato nei confronti dei clienti della banca sia finito a Tercas e quindi indirettamente anche alla Banca d’Italia. Infatti dalle evidenze risulta che la Tercas era debitrice di Banca d’Italia, un aspetto che supera la fantasia. Bisogna fare luce”.

La città si indigna ma prevale il riserbo anziché l’esposizione mediatica del proprio dissenso: “Soprattutto l’aspetto relativo alle ipotesi contestate di falso in bilancio rafforzano ulteriormente le ragioni dei risparmiatori, che hanno investito in azioni con questo grosso limite. Non solo erano prezzi gonfiati ma addirittura i bilanci stessi erano stati taroccati come diceva l’ex amministrazione della Popolare di Bari. Ci sono molte persone che stanno facendo finta che la questione sotto controllo e chi i soldi siano ancora loro. Purtroppo questa idea si affianca alla rassegnazione. Invece va esercitato il diritto perché ci sono tutte le possibilità in caso di salvataggio di poter ottenere un giusto risarcimento del danno subito”.


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