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Titoli azionari ad alto rischio e profili falsati già dal 2009. E’ quanto emerge dalle perizie ancora in fase di completamento del tribunale di Bari in due cause contro la Banca popolare di Bari, in relazione al crac da 900 milioni di euro che ha coinvolto 70 mila soci. Come riporta Repubblica Bari, le azioni dell’istituto di credito barese erano ad alto rischio di perdita di capitale molto prima del 30 giugno 2017, data in cui la Popolare attribuì per la prima volta il rischio “alto” ai suoi titoli. Le perizie saranno esaminate dal giudice nei prossimi giorni.

La storia riguarda due azionisti clienti della banca difesi da Domenico Romito, presidente dell’associazione Avvocati dei consumatori. Entrambi avevano impiegato i loro risparmi tra i 40 mila e i 50 mila euro, a prezzi superiori ai 9 euro al titolo. Il consulente tecnico nominato dal giudice della Quarta sezione civile ha sottolineato come “le azioniste non sono operatori qualificati, la banca aveva dunque il preciso obbligo di informarle in ordine all’operazione contestata”. Di conseguenza, si fa notare che la valutazione a rischio attribuita ai titoli della Popolare di Bari era di rischio basso fino a giugno 2012, medio fino al 2014 e medio-alto dal 2015.

“La Popolare di Bari – commenta Domenico Romito – non ha venduto in modo corretto le sue azioni che presentavano un profilo di rischio elevato almeno dal 2009-2010. Le vendite con profilo di rischio falsato e le errate informazioni si traducono in un comportamento negligente e fortemente lesivo dei diritti degli azionisti”.


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