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“Finalmente dall’ 1 giugno 2020 sarà in vigore il Codice identificativo di struttura (CIS) per gli operatori dell’intermediazione immobiliare e dell’affitto breve”. A parlare è Francesco Caizzi, Presidente di Federalberghi Puglia, a margine della presentazione dei dati relativi al fenomeno dell’abusivismo ricettivo pubblicati in un recente studio di Confcommercio. Si tratta di un importante successo dell’associazione che, da anni, conduce una dura battaglia sul campo, i cui “primi atti si sono concretizzati con l’approvazione della legge regionale del 2018 che recepiva le istanze della Federalberghi per garantire un sistema d’accoglienza rispettoso delle regole”, come ricorda il leader degli albergatori pugliesi, che chiarisce: “Il CIS dovrà essere indicato dai soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare e affitto breve, nonché da quelli che gestiscono portali telematici, pubblicitari, di promozione e commercializzazione dell’offerta”. L’istituzione del Codice Identificativo di Struttura nasce come nuova offensiva al dilagare delle situazioni di ricettività sommersa che interessa, negli ultimi anni, la città di Bari. Se è vero, infatti, che nel capoluogo pugliese, i dati di Confcommercio censiscono un totale di 151 servizi di alloggio, tra alberghi ed esercizi extra alberghieri, la realtà restituita dagli approfondimenti sull’abusivismo è ben diversa: secondo Federalberghi, la sola piattaforma online Airbnb ha proposto nel 2019 oltre 1.500 annunci per la città di Bari, vale a dire quasi 6.000 camere, che hanno generato più di 5 milioni di fatturato, portando almeno 50 posti di lavoro in meno, oltre 500.000 euro di mancato gettito Iva, evasione fiscale (Irpef, Tarsu, canone Rai), concorrenza sleale e turbativa di mercato. “Lo studio – commenta, dunque, Caizzi –fotografa lo stato dell’arte delle nostre città e dei nostri unici centri storici, confermando che un terziario innovativo in grado di rafforzare i settori del commercio e del turismo, in un contesto urbano, consente di trasformare le città in luoghi di ideazione di nuovi prodotti e servizi e non solo di consumo. Ecco perché dobbiamo sempre mantenere alta la guardia contro i fenomeni distorsivi provocati dalle sirene della sharing economy che, in particolare, nell’house sharing hanno creato una vera propria bolla di abusivismo diffuso”.


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