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Invisibile alle statistiche dei contagi e senza assistenza sanitaria. Dal quartiere Mungivacca di Bari c’è la storia di una giovane madre che da oltre 15 giorni, insieme ai suoi due figli minori, attende in autoisolamento fiduciario di essere sottoposta al tampone faringeo: “Sono stata davvero male – racconta tra un colpo di tosse e l’altro – ho segnalato tutti i sintomi del coronavirus ma dal 28 marzo, quando il mio medico ha segnalato il caso all’Asl, non so se sono positiva o meno”.

Oltre ai sintomi – come perdita di olfatto, tosse secca e febbre – a preoccuparla è la catena dei contagi che per alcuni giorni si è propagato nello stesso stabile: “I miei vicini di casa sono positivi, una persona è stata anche ricoverata nei reparti Covid. Se fosse accertato il contagio dovrei seguire una procedura differente per immunizzarsi di almeno 15 giorni, invece si procede di automedicazione”. Fortunatamente la terapia a distanza con l’antibiotico zitromax ha avuto effetto, resta il dubbio di quando finirà la quarantena volontaria.

“Signora lei è giovane, non è grave può aspettare”. Sarebbe stata questa la risposta della centralinista al numero di pronto soccorso del 118. Nessun aiuto concreto anche dal numero dedicato alla pandemia dalla Regione Puglia. “Come me ce ne sono tantissimi di pazienti invisibili, una lunga lista fino a quando non si effettueranno i tamponi a tappeto sarà difficile fermare il virus. Penso anche ai miei figli, per non lasciarli soli. Siamo stati negli stessi ambienti, e per loro ho scelto di evitare la struttura ospedaliera temendo di doverci rimanere”.


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