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Le residenze sanitarie, in particolare quelle per anziani, in Puglia si sono trasformate in focolai di coronavirus, degli oltre 3mila contagi complessivi, circa 800 si sono verificati nelle strutture private. Per questo motivo, la Regione ha deciso di intervenire con un piano per evitare ulteriore diffusione e altre vittime.

Ecco alcune delle principali azioni che verranno messe in campo per riportare alla normalità la situazione: tamponi a tappeto su ospiti e operatori delle Rsa e Rssa, i test verranno ripetuti a distanza di 14 giorni; creazione  – anche con una riorganizzazione logistica degli spazi già esistenti –  di aree Covid dove isolare i pazienti positivi, dove non sia necessario il ricovero in ospedale, e aree Covid free destinate ad ospitare i soggetti non contagiati e assistiti da altro personale per evitare qualsiasi forma di contatto con i pazienti positivi. Gli operatori delle Asl saranno a disposizione per monitorare le condizioni di salute degli ospiti e intervenire con terapie specifiche Covid. In particolare, è previsto l’impiego di medici geriatri, pneuomologi, radiologi, igienisti e specialisti di medicina interna. Inoltre, verranno distribuiti kit completi di dispositivi di protezione individuale. Infine, tutte le strutture socio sanitarie resteranno sotto monitoraggio delle Asl, la situazione di ospiti e operatori verrà aggiornata quotidianamente per poter individuare in tempi rapidi l’eventuale insorgenza di nuovi casi di positività al virus. Dovranno essere garantiti, attraverso tablet e smartphone, contatti giornalieri tra ospiti e famigliari.

La gestione delle residenze sanitarie è finita nel mirino di quasi tutte le procure pugliesi, sono state aperte inchiesta a Bari, Lecce, Taranto e, ultima in ordine di tempo, Trani.

 


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