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“I medici di famiglia non hanno mai abbandonato i propri pazienti, né sul territorio, né nelle Rsa. Hanno continuato a offrire ai pazienti le migliori cure possibili nelle condizioni in cui sono stati costretti a lavorare, e cioè in assenza totale di dispositivi di protezione individuale”. E’ quanto scrive in una lettera inviata al direttore generale dell’Asl Bari, Antonio Sanguedolce, dal segretario provinciale del sindacato Fimmg, Nicola Calabrese. Sulla gestione delle Rsa e i numerosi casi di contagio e decessi sono in corso diverse inchieste da parte delle Procure pugliesi.

Il segretario spiega che, in base alle disposizioni date dalla Regione Puglia, “nessun medico ha avuto accesso e può tuttora accedere all’interno delle Rsa e Rssa, dovendosi limitare al triage telefonico”. Calabrese evidenzia che non essendo stati consegnati dall’Asl i dispositivi di protezione “si continua a monitorare i propri pazienti a distanza, attraverso il coordinamento con gli infermieri e il responsabile sanitario” delle strutture. La lettera si chiude con la richiesta di chiarimento da parte del segretario Fimmg: “Al fine di evitare inutili incomprensioni e facili strumentalizzazioni, chiedo di comprendere se ogni singolo medico di famiglia, in relazione ai propri pazienti ricoverati presso le Rsa, oltre al triage telefonico, possa, e con quali modalità, accedere all’interno delle strutture, atteso che tale “invito” si pone apparentemente in violazione di quanto deciso e disposto con nota del 10 marzo 2020 dal Dipartimento della Salute della Regione Puglia, sovraordinato alla Asl”. L’eventuale accesso nelle strutture, però, potrà avvenire solo – avverte Calabrese – dopo che ai medici verranno consegnati i Dpi.


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